|
Era la prima estate nella nostra nuova casa,
la seconda settimana di luglio; e seppi che i cespugli di lampone nero erano
colmi di frutti. Così una mattina, sul presto, mentre la mia famiglia ancora
dormiva, misi le vecchie scarpe da tennis che uso per il giardinaggio, mi
cosparsi di repellente contro gl’insetti e uscii con una vecchia ciotola di
plastica per iniziarne la raccolta.
Non avevo mai raccolto lamponi prima, e i
cespugli non erano stati curati affatto. Mai li avevo sarchiati o potati.
Erano abbandonati a sé stessi, crescevano incolti e producevano frutta
selvatica. E quanta abbondanza di frutti! Il mio primo pensiero fu:” Oh,
guarda quant’è generoso Dio che ci fornisce alimento più di quanto ne
possiamo mangiare!”
La mattina era fredda, l’erba rugiadosa,
tuttavia il sole prometteva il caldo entro poche ore. Una brezza leggera mi
portava profumo di caprifoglio dalle vicine piante. Gli uccelli stavano
tutti cantando gioiosamente, una sinfonia di pigolii, di cinguettii, di
tubate, e fischi di cardinali, lamentazioni di piccioni, ghiandaie blu, e
tutti gli altri che ancora dovevo distinguere. La natura si stava
risvegliando in tutta la sua gloria, ed io, solo essere umano, sentii la
benedizione d’essere là in mezzo.
Cominciai a selezionare i lamponi e presto
iniziai a sentirmi sopraffatta dall’ampia varietà di frutti, grossi grappoli
su grappoli di bacche, alcuni nel profondo dei cespugli, altri più
facilmente raggiungibili. Erano dei più vari colori, dal rosa al rossastro
fino al più oscuro nero. E come presi a raccogliere, udii dal più profondo
del mio intimo una voce dire: “La messe è abbondante, ma gli operai sono
pochi”.
“Sì”, convenni con quella voce; e improvvisamente i lamponi non furono più
frutta da raccogliere, ma anime da salvare. E da quel momento io divenni
un’operaia di Dio, una raccoglitrice di anime, obbediente alla voce che mi
aveva indicato la giusta via per raccogliere.
Il lavoro fu doloroso allora, per le molte
spine che graffiavano le mie nude braccia e s’infilavano nella mia
maglietta, trattenendomi, lacerando. “Sì. Il lavoro per Dio non è facile.
Alla gioia per la riuscita s’accompagna la difficoltà del lavoro in sé.”
“Sì, Signore”, mi trovai a rispondere.
Di tanto in tanto, sciami di moscerini si
agitavano sul mio viso nonostante la difesa del repellente. Su questo, la
voce mi disse: “Ah, sì, ricorda che, sebbene tu indossi l’armatura di Dio,
il male e i suoi seguaci cercheranno di ostacolarti, sperando di
scoraggiarti quanto basti per distrarti.
“Sì, Signore”, risposi, e ignorai quei
moscerini.
Mi estraniai dall’ambiente circostante mentre
raccoglievo ogni bacca che fosse già almeno di colore rossiccio. E la voce
intima mi disse ancora:
“Guarda nella tua ciotola, è quasi piena.
Tuttavia ci sono molti frutti che non sono ancora maturi. Nel tuo zelo, hai
colto frutti acerbi che avranno sapore amaro. Abbi pazienza, ritorna domani
ed essi saranno maturati. Si spiccheranno molto facilmente dalla pianta.”
“Sì, Signore.” Obbedii, colsi solo le bacche
di un bel colore nero ed esse finirono dritte nella mia mano.
Questi insegnamenti continuarono per tutta la
settimana, la voce m’istruiva di continuo su come raccogliere.
“Hai colto quelli di facile presa, non dimenticare quelli che sono nel
profondo dei cespugli. Li troverai più addentro, dov’è difficile. Non
pensare alle spine, esse saranno là sempre, mettendoti alla prova, per
impedirti di raccogliere i frutti maturi.”
“Ora fai attenzione, nel tuo entusiasmo
d’arrivare a quelli più difficili da raggiungere, che tu non abbia a lasciar
scivolar via tra le dita frutti maturi. Mettili adeguatamente nella ciotola,
dove saranno al sicuro.
“Vedi quel grappolo che sta rasoterra? È
ancora attaccato alla pianta. Non trascurarlo. Vedi? È maturo e succoso e
ancora buono. Non è troppo in basso per essere salvato.
“Oh, mira! Alcuni frutti maturi sono cascati
dalla pianta sul terreno! Ma essi possono ancora essere salvati. Hanno solo
bisogno d’essere ripuliti con l’acqua e saranno buoni.
“Adesso guarda a fondo nei cespugli e nota
che, per quanto tu ci provi, altro frutto non può essere raggiunto. Ci sono
troppi ostacoli per andarlo a prendere. Lasciali là, quei frutti, o essi
moriranno sulla pianta, o saranno mangiati dagli uccelli. Tu hai fatto il
meglio che potevi. Lasciali stare.”
E per ogni insegnamento, tutto quanto potei
dire fu: “Sì, Signore.”
Quando la settimana fu al termine, e tutti i lamponi erano stati colti, mi
trovai ad aver riempito oltre dieci galloni di frutta.
“Sì”, la voce interna mi disse, “la messe è molta, ma gli operai sono pochi.
Eppure, guarda tu quanto un solo operaio può fare!”
-------
© Copyright by C. Therese Benoit
|