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Nel successo dell'Harry Potter di Joanne
Kathleen Rowling molti hanno voluto vedere un parallelo con le grandi opere
fantastiche di John Ronald Reuel Tolkien e Clive Staples Lewis, gli autori
cristiani delle fiabe più amate del Novecento, due uomini che con la limpida
bellezza delle loro opere hanno fatto per un numero infinito di persone
quello che tanti altri non hanno saputo o voluto fare: li hanno esposti
alla trascendenza, all'infinita bellezza della grande storia provvidenziale
nella quale "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo".
Tuttavia, sebbene la superficie presenti molti
apparenti punti in comune, la sorgente immaginativa e la proposta educativa
alla base dei romanzi di Rowling è molto diversa da quella di Tolkien e
Lewis, e comunica una visione del mondo e dell'uomo piena di errori profondi
e di pericolose suggestioni, tanto più seducenti perché inframmezzati a
mezze-verità e ad una scrittura coinvolgente. Ma come ammoniva Lewis "i
veleni, quando diventano dolci, non smettono per questo di uccidere". La
vera grande fantasia della sana tradizione occidentale è sempre stata una
finestra spalancata sull'ordine profondo dell'universo creato e sul cammino
dell'uomo. Tolkien nel suo fondamentale saggio Sulle fiabe, ricordava come
il narratore di fiabe può allontanarsi dall'ordine fisico dell'universo
creato, ma non dal suo ordine morale: possiamo immaginare un universo
illuminato da un sole verde, ma non dobbiamo cedere alla tentazione di
presentare come positiva una realtà dove la struttura morale e spirituale
siano invertite o confuse: un mondo dove il male sia bene.
Ed è esattamente questo che accade in Harry
Potter. Nonostante i singoli valori positivi che possono essere riscontrati
nella narrazione, alla base di questo racconto viene proposta come ideale
positivo la stregoneria, la manipolazione violenta delle cose e delle
persone grazie a delle conoscenze occulte, appannaggio di pochi eletti: il
fine, in fondo, giustifica i mezzi perché i sapienti, gli eletti, gli
intellettuali sanno come controllare anche le potenze oscure, e volgerle al
bene, no? La sinistra "civiltà delle macchine" da cui ci hanno messo in
guardia Lewis, Bernanos, Giovanni Paolo II passa anche di qui.
Questa è una grave e profonda menzogna,
l'antica tentazione gnostica di far coincidere la salvezza e la verità con
una conoscenza segreta: ecco perché Harry Potter è pur ricco di valori
cristiani, ma quegli stessi sono staccati dalla sorgente vera che li fa
essere, il vero ordine delle cose. Protagonista delle fiabe è sempre stato
un ragazzo normale coinvolto in una avventura straordinaria: la magia è
sempre stata o una rappresentazione visiva delle forze del male che
insidiano il cammino, oppure, sul versante positivo, una immagine
altrettanto visiva della Grazia: i saggi maghi e le buone fate
rappresentano la Provvidenza che non ci lascia soli nel cammino. Ma si
tratta appunto di potenze che accompagnano o ostacolano l'uomo, e non di
poteri che l'uomo stesso debba conquistare prometeicamente per dominare e
vincere. Questi sono poteri che spettano solo a Dio e ai suoi messaggeri,
come ci ammonisce la Sacra Scrittura.
Tolkien stesso teneva a precisare questo
quando scriveva che il mondo delle fiabe "si potrebbe forse tradurre nella
maniera più appropriata con magia - ma si tratta di una magia e di una
modalità e potere particolari, agli antipodi rispetto ai volgari trucchi del
mago industrioso e scientifico" per poi aggiungere che "ho usato in
precedenza magia, ma dovrei non averlo fatto: magia dovrebbe essere
riservata alle operazioni del mago (...) la magia produce, o pretende di
produrre, un'alterazione nel mondo primario (...) non è un'arte, ma una
tecnica; ciò che desidera è il potere in questo mondo, il dominio di cose e
volontà".
Egli sempre nel saggio distingue tra "l'arte,
o incanto", il meraviglioso positivo che ci espone alla bellezza della
creazione ed al grande dramma che in essa si svolge, dalle "perfide frodi
dei maghi". Harry Potter è proprio questo mago industrioso e scientifico. Da
insegnante ho avuto modo di verificare bene la carica diseducativa di una
simile proposta per i ragazzi. I protagonisti delle grandi fiabe invece non
diventano mai maghi, e la seduzione della magia ha sempre conseguenze
gravissime e altamente distruttive: le storie di Tolkien e Lewis raccontano
tutte il rifiuto della magia e del potere, non di un certo potere o di una
certa magia, ma del potere e della magia pura e semplice. Non c'è eroe più
antitetico a Harry Potter del giovane Frodo di Tolkien o dei fratellini
Pevensie di Lewis. I loro cammini sono percorsi di fatica, offerta e
spoliazione.
È la scoperta straordinaria del cristianesimo autentico, per cui
protagonista della storia non è l'uomo eccezionale, come nel paganesimo
antico e nelle sue recrudescenze nelle ideologie odierne, ma l'uomo che dice
di sì, così come è, alla iniziativa del mistero di Dio. È questo che esalta
e valorizza oltre l'immaginabile l'esperienza umana di ciascuno di noi,
laddove libri come Harry Potter mostrano un palese disprezzo per i
"babbani", gli uomini comuni che non hanno la magia: non si insegna più che
ci sono cose brutte e malvagie da rifiutare in sé, ma solo forze da
assoggettare. Questo è un atteggiamento davvero "diabolico", in quanto
opposto a "simbolico": laddove un simbolo ci aiuta a cogliere i legami tra
le cose, la divisione (dia-bàllo) operata da questi romanzi tra la cosa ed
il suo significato oggettivo ci rendono preda di gravi menzogne. Ci viene
detto che in fondo certe cose non sono male in sé, se usate a fin di bene:
la violenza diventa buona, se nelle mani giuste e nelle persone giuste,
magari nelle giuste dosi. Harry Potter propone una immagine d'eroe sbagliata
e diseducativa, una immagine areligiosa, che è persino peggiore di una
proposta esplicitamente antireligiosa: il Demonio nella Sacra Scrittura non
dice mai "Non c'è Dio", ma la ben più subdola seduzione di "Voi sarete come
Dio", che Lui ci sia o no non avrete più bisogno del suo amore, perché
avrete il suo potere stesso.
Harry Potter si richiama apparentemente alla
medesima forma narrativa usata da Tolkien e Lewis, ma svuotandone il
significato. Non a caso questi romanzi di Rowling non educano alla vera
trascendenza, ma ad un vaga spiritualità new-age. Sono vere opere
d'evasione, di fuga dalla realtà, perché fanno credere che si sarebbe felici
"se": se si avessero certi poteri, se si avesse una certa tecnica ignota ad
altri, invece che nello scoprirsi amati e stimati per quello che si è da
Qualcuno più grande, buono e saggio di noi che si lega alla nostra vita e al
nostro cammino.
Ecco invece la "morbosa illusione" da cui
Tolkien sempre ci aveva messo in guardia: l'illusione di un potere che fa
appello a quella brama d'occulto e formule magiche che Lewis acutamente
definì una "lussuria spirituale". E l'incremento notevole di interesse per
la magia nera ed il satanismo da parte dei giovani lettori di Harry Potter
dovrebbe far riflettere e preoccupare, come ci ha ricordato padre Gabriele
Amorth. Risulta più che mai profondo il giudizio espresso dall'allora
cardinal Ratzinger alle serie critiche della giornalista tedesca Gabriele
Kuby su Harry Potter: "È una buona cosa che lei chiarisca il caso di Harry
Potter, perché contiene delle sottili seduzioni che agiscono in profondità e
con grande effetto, e che corrompono i giovani cristiani nell'anima, ancor
prima che questa sia completamente formata".
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