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Sao Paulo, 11 maggio 2007 (Kath.Net)
Signori Cardinali,Signor Arcivescovo di San Paolo e
Vescovi del Brasile e dell'America Latina, Distinte Autorità, Sorelle e
Fratelli in Cristo!
“Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode”
(Sal 32,2).
1. Rallegriamoci nel Signore, in questo giorno in cui contempliamo un’altra
meraviglia di Dio che, per la sua ammirevole provvidenza, ci permette di
gustare un vestigio della sua presenza in questo atto di donazione d’Amore
costituito dal Santo Sacrificio dell'Altare.
Sì, non possiamo non lodare il nostro Dio. Lodiamolo tutti quanti, popoli
del Brasile e dell'America, cantiamo al Signore le sue meraviglie, perché
grandi cose ha fatto per noi. Oggi, la Divina Sapienza ci consente di
incontrarci intorno al suo altare, in atteggiamento di lode e di
ringraziamento per averci concesso la grazia della Canonizzazione di Fra
Antonio di Sant'Anna Galvão.
Voglio ringraziare per le affettuose parole dell'Arcivescovo di San Paolo,
che s’è fatto voce di voi tutti. Ringrazio per la presenza di ognuno e di
ognuna di voi, sia degli abitanti di questa grande città sia di coloro che
sono venuti da altre città e nazioni. Mi rallegro perché, attraverso i mezzi
di comunicazione, le mie parole e le espressioni del mio affetto possono
entrare in ogni casa e in ogni cuore. Siatene certi: il Papa vi ama, e vi
ama perché Gesù Cristo vi ama. In questa solenne Celebrazione eucaristica è
stato proclamato il Vangelo nel quale Gesù, in atteggiamento di interiore
trasporto, proclama: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le
hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25). Mi sento perciò felice perché
l'elevazione di Fra Galvão agli altari rimarrà per sempre incorniciata nella
liturgia che quest'oggi la Chiesa ci offre.
Saluto con affetto tutta la comunità francescana e, in modo speciale, le
monache concezioniste che, dal Monastero della Luce, dalla Capitale dello
Stato di San Paolo, irradiano la spiritualità ed il carisma del primo
brasiliano elevato alla gloria degli altari.
2. Rendiamo grazie a Dio per i continui benefici ottenuti mediante il forte
influsso evangelizzatore che lo Spirito Santo ha impresso in tante anime
attraverso Fra Galvão. Il carisma francescano, evangelicamente vissuto, ha
dato frutti significativi attraverso la sua testimonianza di ardente
adoratore dell'Eucaristia, di prudente e sapiente guida delle anime che lo
cercavano e di grande devoto dell'Immacolata Concezione di Maria, della
quale si considerava “figlio e schiavo perpetuo”.
Dio ci viene incontro, “cerca di conquistarci - fino all'Ultima Cena, fino
al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto e alle
grandi opere mediante le quali Egli, attraverso l'azione degli Apostoli, ha
guidato il cammino della Chiesa nascente” (Lettera Enc. Deus caritas est,
17). Egli si rivela attraverso la sua Parola, nei Sacramenti, specialmente
nell’Eucaristia. La vita della Chiesa, perciò, è essenzialmente eucaristica.
Il Signore, nella sua amorevole provvidenza, ci ha lasciato un segno
visibile della sua presenza.
Quando contempliamo nella Santa Messa il Signore, innalzato dal sacerdote,
dopo la Consacrazione del pane e del vino, oppure quando lo adoriamo con
devozione esposto nell'Ostensorio, rinnoviamo la nostra fede con profonda
umiltà, come faceva Fra Galvão in “laus perennis”, in costante atteggiamento
di adorazione. Nella Sacra Eucaristia è contenuto tutto il bene spirituale
della Chiesa, ossia, lo stesso Cristo nostra Pasqua, il Pane vivo che è
disceso dal Cielo vivificato dallo Spirito Santo e vivificante perché dà la
Vita agli uomini. Questa misteriosa e ineffabile manifestazione dell'amore
di Dio per l'umanità occupa un luogo privilegiato nel cuore dei cristiani.
Essi devono poter conoscere la fede della Chiesa, attraverso i suoi ministri
ordinati, per l'esemplarità con cui compiono i riti prescritti, che indicano
sempre nella liturgia eucaristica il centro di tutta l'opera di
evangelizzazione. I fedeli, a loro volta, devono cercare di ricevere e
venerare il Santissimo Sacramento con pietà e devozione, desiderando
accogliere il Signore Gesù con fede, e sapendo ricorrere, ogni volta che
sarà necessario, al Sacramento della riconciliazione per purificare l'anima
da ogni peccato grave.
3. Significativo è l'esempio di Fra Galvão per la sua disponibilità al
servizio del popolo, ogni qualvolta veniva interpellato. Consigliere di
fama, pacificatore delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità
specialmente verso i poveri e gli infermi. Era molto ricercato per le
confessioni, perché zelante, saggio e prudente. Una caratteristica di colui
che ama veramente è il non voler che l'Amato venga offeso; la conversione
dei peccatori era, perciò, la grande passione del nostro Santo. Suor Helena
Maria, che è stata la prima “religiosa” destinata a dar inizio al
“Recolhimento de Nossa Senhora da Conceição”, ha testimoniato quello che Fra
Galvão aveva detto: “Pregate perché Dio nostro Signore sollevi i peccatori
con il suo braccio forte dal miserabile abisso delle colpe in cui si
trovano”. Possa questo delicato ammonimento servirci di stimolo per
riconoscere nella Divina Misericordia il cammino verso la riconciliazione
con Dio e con il prossimo e per la pace delle nostre coscienze.
4. Uniti con il Signore nella suprema comunione dell’Eucaristia e
riconciliati con Lui e con il nostro prossimo, saremo così portatori di
quella pace che il mondo non riesce a dare. Potranno gli uomini e le donne
di questo mondo trovare la pace, se non saranno coscienti della necessità di
riconciliarsi con Dio, con il prossimo e con sé stessi? Di alto significato
è stato, in questo senso, quello che l’Assemblea del Senato di San Paolo
scrisse al Ministro Provinciale dei Francescani alla fine del secolo XVIII,
definendo Fra Galvão un “uomo di pace e di carità”. Che cosa ci chiede il
Signore? “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Ma subito dopo
aggiunge: “Portate frutto, e che il vostro frutto rimanga” (cfr Gv
15,12.16). E quale frutto ci chiede, se non quello di sapere amare,
ispirandoci all'esempio del Santo di Guaratinguetá?
La fama della sua immensa carità non conosceva limiti. Persone di tutta la
geografia nazionale andavano da Fra Galvão, che tutti accoglieva
paternamente. Vi erano poveri, infermi nel corpo e nello spirito, che
imploravano il suo aiuto. Gesù apre il suo cuore e ci rivela il centro di
tutto il suo messaggio redentore: “Nessuno ha un amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici” (Ibid., v. 13). Lui stesso amò fino a dare
la propria vita per noi sulla Croce. Anche l'azione della Chiesa e dei
cristiani nella società deve possedere questa stessa ispirazione. Le
iniziative di pastorale sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri
e degli infermi, portano in sé stesse questo sigillo divino. Il Signore
conta su di noi e ci chiama amici, perché soltanto a coloro che amiamo in
questo modo siamo capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua
grazia.
Come sappiamo, la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano avrà
come tema fondamentale: “Discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché in
Lui i nostri popoli abbiano la vita”. Come non vedere, allora, la necessità
di ascoltare con fervore rinnovato la chiamata, per poter rispondere
generosamente alle sfide che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è
chiamata ad affrontare?
5. “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò”, dice il Signore nel Vangelo (Mt 11, 28). Questa è la
raccomandazione finale che Egli ci rivolge. Come non vedere qui il
sentimento paterno e insieme materno di Dio per tutti i suoi figli? Maria,
la Madre di Dio e Madre nostra, si trova particolarmente legata a noi in
questo momento. Fra Galvão affermò con voce profetica la verità
dell'Immacolata Concezione. Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che
ha concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è stata preservata da
ogni macchia originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro
incontro con Dio, nostro Salvatore. Non c’è frutto della grazia nella storia
della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di
Nostra Signora.
Di fatto, questo nostro Santo si è donato in modo irrevocabile alla Madre di
Gesù fin dalla sua giovinezza, desiderando appartenerle per sempre e
scegliendo la Vergine Maria come Madre e Protettrice delle sue figlie
spirituali. Carissimi amici e amiche, che bell'esempio da seguire ci ha
lasciato Fra Galvão! Come suonano attuali per noi, che viviamo in un’epoca
così piena di edonismo, le parole scritte nella formula della sua
consacrazione: “Toglimi piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo
benedetto Figliuolo, mio Signore!”. Sono parole forti, di un'anima
appassionata, parole che dovrebbero far parte della normale vita di ogni
cristiano, sia esso consacrato o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a
Dio sia dentro che fuori del matrimonio. Il mondo ha bisogno di vite
limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici, che rifiutino di essere
considerate creature oggetto di piacere. È necessario dire no a quei mezzi
di comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità del matrimonio e
la verginità prima del matrimonio.
È proprio ora che ci è data nella Madonna la miglior difesa contro i mali
che affliggono la vita moderna; la devozione mariana è la sicura garanzia di
protezione materna e di tutela nell'ora della tentazione. E quale non sarà
questa misteriosa presenza della Vergine Purissima, quando invocheremo la
protezione e l'aiuto della Senhora Aparecida? Deponiamo nelle sue mani
santissime la vita dei sacerdoti e dei laici consacrati, dei seminaristi e
di tutti coloro che sono chiamati alla vita religiosa.
6. Cari amici, consentitemi di finire ripensando alla Veglia di Preghiera di
Marienfeld, in Germania: dinanzi ad una moltitudine di giovani, ho voluto
qualificare i santi della nostra epoca come veri riformatori. E ho aggiunto:
“Soltanto dai Santi, soltanto da Dio viene la vera rivoluzione, il
cambiamento decisivo del mondo” (Omelia, 25/08/2005). Questo è l'invito che
rivolgo oggi a tutti voi, dal primo all'ultimo, in questa Eucaristia senza
confini. Dio disse: “Siate santi, come io sono santo” (Lv 11,44). Rendiamo
grazie a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo, dai quali ci vengono,
per intercessione della Vergine Maria, tutte le benedizioni del cielo; dai
quali ci viene questo dono che, insieme alla fede, è la più grande grazia
che possa essere concessa ad una creatura: il fermo desiderio di raggiungere
la pienezza della carità, nella convinzione che la santità non solo è
possibile ma anche necessaria ad ognuno nel proprio stato di vita, per
svelare al mondo il vero volto di Cristo, nostro amico! Amen!
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