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Vaticano, 6 giugno 2007 (Kath.Net/SIR)
- Benedetto XVI nella tradizionale udienza del mercoledì ha proposto
all’attenzione degli oltre 30mila fedeli presenti in piazza San Pietro la
figura di Cipriano “primo vescovo che in Africa conseguì la corona del
martirio” e che affrontò le prime due persecuzioni sancite da un editto
imperiale, quella di Decio (250) e quella di Valeriano (257-258).
“Caratteristica irrinunciabile della Chiesa – ha detto il Papa riportando
passi delle opere di Cipriano - è l’unità che trova il suo fondamento in
Pietro e la sua perfetta realizzazione nell’Eucaristia”.
Il Papa ha poi parlato dell’insegnamento di Cipriano sulla preghiera
rilevando che essa “è data al cristiano al plurale. La nostra preghiera è
pubblica e comunitaria... Il cristiano non dice Padre mio, ma Padre nostro”.
C’è uno stile cristiano anche nella preghiera, come insegna Cipriano:
“Quando si prega si abbia un modo di parlare e di pregare che, con
disciplina, mantenga calma e riservatezza”, nelle celebrazioni “non dare al
vento qua e là le nostre preghiere con voci scomposte, né scagliare con
tumultuosa verbosità una richiesta che va raccomandata a Dio con
moderazione, perché Dio è ascoltatore non della voce, ma del cuore”.
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