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Vaticano, 11 maggio 2007 (Kath.Net/VIS)
Riportiamo di seguito la trascrizione dell’intervista concessa dal Santo
Padre Benedetto XVI ai giornalisti del Volo Papale nella mattinata di ieri,
mercoledì 9 maggio, durante il viaggio aereo verso il Brasile:
Papa: Buongiorno, ci troviamo sopra il Sahara e andiamo verso il "continente
della speranza". Io vado con grande gioia, con tante speranze a questo
incontro con l’America Latina. Abbiamo diversi momenti significativi: prima
a San Paolo, l’incontro con la gioventù; e poi la canonizzazione, sempre a
San Paolo, di questo primo santo nato in Brasile, che mi sembra
un’espressione importante anche di ciò che questo viaggio vuol significare.
Si tratta di un santo francescano, che ha attualizzato in Brasile il carisma
francescano ed è conosciuto come un santo di riconciliazione e di pace.
Diciamo quindi che questo è un segno importante di una personalità che ha
saputo creare pace e così anche coerenza sociale ed umana.
E poi un altro incontro importante, alla ‘Fazenda da Esperança’ (n.d.r. la
comunità di recupero per tossicodipendenti che il Papa visiterà sabato
mattina), un luogo dove appare la forza di guarigione che sta nella fede e
che aiuta ad aprire gli orizzonti della vita. Tutti questi problemi di droga
etc. nascono proprio da una mancanza di speranza nel futuro. È la fede che
apre il futuro e così anche sa guarire. Mi sembra quindi che questa forza di
guarire e di dare speranza, aprendo un orizzonte per il futuro, sia molto
importante.
E finalmente, il punto che rappresenta poi la finalità primaria di questo
viaggio, l’incontro con i Vescovi che partecipano alla V Conferenza Generale
dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. È un incontro che ha di per
sé – diciamo – un contenuto specificamente religioso: dare la vita in Cristo
e farsi discepoli di Cristo, sapendo che tutti vogliamo avere la vita, ma la
vita non è compiuta se non ha un contenuto dentro di sé, e inoltre una
direzione in cui andare. In questo senso risponde alla missione religiosa
della Chiesa ed apre anche lo sguardo sulle condizioni necessarie per le
soluzioni ai grandi problemi sociali e politici dell’America Latina.
La Chiesa come tale non fa politica - rispettiamo la laicità - ma offre le
condizioni nelle quali una sana politica, con la conseguente soluzione dei
problemi sociali, può maturare. Quindi vogliamo rendere i cristiani
consapevoli del dono della fede, della gioia della fede, grazie alla quale è
possibile conoscere Dio e conoscere così anche il perché della nostra vita.
I cristiani possono così essere testimoni di Cristo ed imparare sia le virtù
personali necessarie, sia anche le grandi virtù sociali: il senso della
legalità che è decisivo per la formazione della società.
Conosciamo i problemi dell’America Latina, ma vogliamo mobilitare proprio
quelle capacità, quelle forze morali che ci sono, le forze religiose, per
rispondere così alla specifica missione della Chiesa e alla nostra
responsabilità universale per l’uomo come tale e per la società come tale.
Padre Lombardi: io darei, all’inizio, la parola a El Globo, che assicura un
po’ la copertura di questo viaggio, anche per la televisione.
Domanda: Santità, la Chiesa può fare qualcosa per la violenza, che in
Brasile arriva ad assumere dimensioni inaccettabili?
Papa: Chi ha la fede in Cristo, chi ha la fede in questo Dio che è
riconciliazione e che con la Croce ha posto il segno più forte contro la
violenza, non è violento ed aiuta gli altri a superare la violenza. Quindi
la cosa più grande che possiamo fare è quella di educare alla fede in
Cristo, ad imparare il messaggio che fluisce dalla persona di Cristo. Essere
realmente un uomo, una donna di fede significa automaticamente resistere
alla violenza e questo mobilita le forze contro di essa.
Domanda: Santità, in Brasile c’è una proposta di referendum sul tema
dell’aborto; a Città del Messico due settimane fa è stato depenalizzato
l’aborto. Cosa può fare la Chiesa per arginare questa tendenza, affinché non
si estenda ad altri Paesi Latinoamericani, tenendo presente che in Messico
il Papa è stato accusato perfino di ingerenza per avere appoggiato i
Vescovi? Ed è d’accordo con la Chiesa messicana che i parlamentari che
approvano queste leggi che va contro i valori di Dio devono essere
scomunicati?
Papa: C’è questa grande lotta della Chiesa per la vita. Voi sapete che Papa
Giovanni Paolo II ne ha fatto un punto fondamentale di tutto il suo
pontificato. Ha scritto una grande Enciclica sul Vangelo della vita. Andiamo
naturalmente avanti con questo messaggio che la vita è un dono e la vita non
è una minaccia. Mi sembra che alla radice di queste legislazioni ci sia da
una parte un certo egoismo e dall’altra parte anche un dubbio sul valore
della vita, sulla bellezza della vita ed anche un dubbio sul futuro. E la
Chiesa risponde soprattutto a questi dubbi: la vita è bella, non è una cosa
dubbia, ma è un dono ed anche in condizioni difficili la vita rimane sempre
un dono. Quindi ricreare questa coscienza della bellezza del dono della
vita. E poi l’altra cosa, il dubbio sul futuro: naturalmente ci sono tante
minacce nel mondo, ma la fede ci dà la certezza che Dio è sempre più forte e
rimane presente nella storia e quindi possiamo, con fiducia, anche dare la
vita a nuovi essere umani. Con la consapevolezza che la fede ci da circa la
bellezza della vita e circa la presenza provvida di Dio nel nostro futuro
possiamo resistere a queste paure che sono alla radice di queste
legislazioni.
Domanda (televisione brasiliana): Santità, noi notiamo che nei suoi discorsi
si fa riferimento al relativismo dell’Europa, alla povertà dell’Africa, però
manca un po’ l’America Latina forse perché non è una preoccupazione o Lei
dedicherà, forse, in futuro qualche parola più specifica?
Papa: No, io amo molto l’America Latina, io ho fatto molte visite in America
Latina ed ho tanti amici e so come siano grandi i problemi, e d’altra parte
come è grande la ricchezza di questo continente. Vediamo in questo periodo
come siano "dominanti" i problemi del Medio Oriente, della Terra Santa,
dell’Iraq, etc. C’è dunque, per così dire, una immediata priorità di cui
occorre tener conto. E anche le sofferenze dell’Africa sono grandissime,
come sappiamo. Ma non meno mi preoccupano i problemi dell’America Latina,
perché non amo meno l’America Latina, il grande – anzi, il più grande –
continente cattolico e quindi anche la più grande responsabilità per un
Papa. Perciò sono felice che sia finalmente arrivato il momento per me di
andare in America Latina, di confermare l’impegno preso da Paolo VI e
Giovanni Paolo II e di continuare nella stessa linea. Il Papa desidera
naturalmente che, oltre ad essere il continente cattolico, sia anche un
continente esemplare, dove si risolvono in modo adeguato i problemi umani,
che sono grandi. E si lavora insieme con gli episcopati, i sacerdoti, i
religiosi e i laici, affinché questo grande continente cattolico sia anche
un continente di vita e realmente di speranza. Questa è per me una priorità
di prim’ordine.
Domanda: Santità nel suo discorso di arrivo Lei dice che si tratta di
formare cristiani dando indicazioni morali, poi loro decidono liberamente e
coscientemente. Lei condivide la scomunica data ai deputati di Città del
Messico sulla questione dell’aborto?
Papa: La scomunica non è una cosa arbitraria, ma è prevista dal Codice
(n.d.r. codice di diritto canonico). Quindi sta semplicemente nel Diritto
Canonico che l’uccisione di un bambino innocente è incompatibile con
l’andare alla comunione in cui si riceve il Corpo di Cristo. Non si è quindi
inventato qualcosa di nuovo, di sorprendente o di arbitrario. È stato solo
ricordato pubblicamente quanto è previsto dal Diritto della Chiesa, da un
Diritto che è basato sulla dottrina e sulla fede della Chiesa, sul nostro
apprezzamento per la vita e per la individualità umana, sin dal primo
momento.
Domanda in tedesco:
Papa: Rispondo in italiano: Mi ha chiesto se mi sento sufficientemente
appoggiato dai tedeschi e se ho anche un po’ di nostalgia della Germania.
Sì, mi sento sufficientemente appoggiato; è normale che in un Paese misto
(protestante e cattolico), i battezzati non siano tutti d’accordo con il
Papa; questo è del tutto normale. Ma mi sembra che ci sia però un grande
appoggio, anche di persone che appartengono alla parte non cattolica della
Germania. Quindi, sì l’appoggio c’è e mi aiuta. Amo la mia patria, ma amo
anche Roma e adesso sono cittadino del mondo. E così sono a casa dappertutto
e sono vicino al mio Paese, come a tutti gli altri.
Domanda: Buongiorno, Santità! Nel suo libro "Gesù di Nazaret" ha parlato di
una drammatica crisi della fede. In America Latina non c’è forse questa
drammatica crisi della fede, ma un affievolimento sì; la teologia della
liberazione è stata sostituita dalla teologia delle sètte protestanti, che
promettono paradisi della fede a buon mercato; e la Chiesa cattolica perde
fedeli. Come arginare questa emorragia dei fedeli cattolici?
Papa: Questa è la nostra comune preoccupazione. Proprio in questa V
Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi vogliamo
trovare risposte convincenti e si lavora già per questo. Questo successo
delle sètte dimostra, da una parte, che c’è una diffusa sete di Dio, una
sete di religione, le persone vogliono essere vicine a Dio e cercano un
contatto con Lui. E naturalmente, dall’altra, accettano anche chi si
presenta e promette soluzioni ai loro problemi di vita quotidiana. Noi, come
Chiesa cattolica, dobbiamo mettere in atto proprio quello che è lo scopo
della V Conferenza - essere cioè più missionari e, quindi, più dinamici
nell’offrire risposte alla sete di Dio, essere consapevoli che la gente, e
anche proprio i poveri, vogliono avere Dio vicino. Siamo consapevoli che,
insieme a questa risposta alla sete di Dio, dobbiamo aiutarli a trovare le
condizioni di vita giuste sia a livello micro-economico, nelle situazioni
concretissime come fanno le sette, sia a livello macro-economico, pensando
anche a tutte le esigenze della giustizia.
Domanda: A proposito della domanda del collega. Ci sono ancora molti
esponenti della teologia della liberazione in diversi luoghi del Brasile.
Quale il messaggio specifico per questi esponenti della teologia della
liberazione?
Papa: Direi che con il cambiare della situazione politica è anche
profondamente cambiata la situazione della Teologia della liberazione e
adesso è evidente che questi facili millenarismi, che promettevano
nell’immediato, come conseguenza della rivoluzione, le condizioni complete
di una vita giusta, erano sbagliate. Questo lo sanno oggi tutti. Adesso la
questione è come la Chiesa debba essere presente nella lotta per le riforme
necessarie, nella lotta per condizioni più giuste di vita. Su questo si
dividono i teologi, in particolare gli esponenti della teologia politica.
Noi, con la Istruzione data a suo tempo dalla Congregazione per la Dottrina
della Fede, abbiamo cercato di fare un lavoro di discernimento, abbiamo
cercato cioè di liberarci da falsi millenarismi, di liberarci anche da una
mescolanza sbagliata di Chiesa e politica, di fede e politica; e di mostrare
la parte specifica della missione della Chiesa, che è proprio quella di
rispondere alla sete di Dio e quindi anche di educare alle virtù personali e
sociali, che sono condizione necessaria per far maturare il senso della
legalità. E, dall’altra parte, abbiamo cercato di indicare le linee guida
per una politica giusta, una politica che non facciamo noi, ma per la quale
dobbiamo noi indicare le grandi linee e i grandi valori determinanti e
creare – diciamo – le condizioni umane, sociali e psicologiche nelle quali
tali valori possano crescere. C’è, quindi, lo spazio per un dibattito
difficile, ma legittimo, su come arrivare a questo e su come nel miglior
modo rendere efficace la Dottrina sociale della Chiesa. In questo senso
anche alcuni teologi della liberazione cercano di avanzare dentro questa
strada; altri prendono altre posizioni. In ogni caso il senso
dell’intervento del magistero non è stato quello di distruggere l’impegno
per la giustizia, ma di guidarlo sulle strade giuste ed anche nel rispetto
della giusta differenza tra responsabilità politica e responsabilità
ecclesiale.
Domanda: Sappiamo che Lei è stato due volte in Colombia, quando era
Cardinale e sappiamo che è rimasta molto presente nel suo cuore la Colombia.
Vorremmo sapere che cosa può fare la Chiesa, affinché noi possiamo andare
avanti soprattutto in questa situazione di conflitto interno colombiano?
Papa: Naturalmente io non sono un oracolo, che ha automaticamente tutte le
risposte giuste. Sappiamo che i Vescovi si impegnano fortemente per trovare
queste risposte. Io posso solo confermare la linea fondamentale dei Vescovi
e cioè una forte indicazione a porre l’accento sulla fede, che è la più
sicura garanzia contro il crescere della violenza e, al tempo stesso, un
deciso impegno per l’educazione di una coscienza che esca da situazioni
incompatibili con la fede. Naturalmente ci sono in gioco condizioni –
diciamo - economiche, dove piccoli contadini vivono di un certo mercato che
poi consente i grandi guadagni altrove. Risolvere subito, da un momento
all’altro, questi diversi intrecci economici, politici, ideologici non si
può, ma occorre andare avanti con grande decisione, nella adesione sincera
ad una fede che implica rispetto della legalità e insieme amore e
responsabilità per l’altro. Mi sembra che l’educazione nella fede sia
l’umanizzazione più sicura anche per risolvere poi, man mano, questi
problemi molto concreti.
Domanda: Santità, arriviamo nel continente del Vescovo Oscar Romero. Si è
molto parlato del suo processo di santificazione. Ci vuol dire Santità
gentilmente a che punto siamo, se sta per essere santificato e come Lei vede
questa figura?
Papa: Dopo le ultime informazioni sul lavoro della Congregazione competente,
ci sono tanti casi in corso, so che vanno avanti. Sua Eccellenza Mons.
Paglia mi ha inviato una biografia importante, che chiarisce molti punti
della questione. Mons. Romero è stato certamente un grande testimone della
fede, un uomo di grande virtù cristiana, che si è impegnato per la pace e
contro la dittatura e che è stato ucciso durante la celebrazione della
Messa. Quindi una morte veramente "credibile", di testimonianza della fede.
C’era il problema che una parte politica voleva prenderlo per sé come
bandiera, come figura emblematica, ingiustamente. Come mettere in luce nel
modo giusto la sua figura, riparandola da questi tentativi di
strumentalizzazione? Questo è il problema. Lo si sta esaminando ed io
aspetto con fiducia quanto dirà al riguardo la Congregazione delle Cause dei
Santi.
Domanda: Come vede la questione dell’impatto che i regimi politici della
sinistra in America Latina hanno nel progetto della Chiesa per il continente
e quanto la cultura brasiliana ha fatto parte della sua formazione
personale?
Papa: Allora: su questi aspetti dell’azione politica della sinistra adesso
non posso parlare, non sono sufficientemente informato. Oltretutto, com’è
ovvio, non vorrei entrare in questioni attinenti direttamente la politica.
Quanto alla mia formazione - diciamo – al mio personale impegno per il
Brasile, si deve tener presente che si tratta del più grande paese
dell’America Latina, un paese che va dall’Amazzonia fino all’Argentina. Il
Brasile ha in sé diverse culture indigene. Mi è stato detto che ci sono più
di 80 lingue. D’altra parte, vi è anche il grande passato in cui si registra
la presenza di afro-americani e di afro-brasiliani. Interessante è come si è
formato questo popolo e come si è sviluppata in esso la fede cattolica: la
fede si è difesa in tutti i tempi e con tante difficoltà. Sappiamo che
nell’800 la Chiesa era perseguitata da forze neo-liberali. Quindi nella mia
formazione, un aspetto importante è stato il seguire questi popoli cattolici
dell’America Latina nel loro sviluppo. Non sono uno specialista, ma sono
convinto che qui si decide almeno in parte – ed è una parte fondamentale –
il futuro della Chiesa cattolica: questo per me è stato sempre evidente.
Ovviamente, sento il bisogno di approfondire ancora di più la mia conoscenza
di questo mondo.
Domanda: I portoghesi seguono e pregano per questo viaggio che coincide con
il 13 maggio. Lei sarà ad Aparecida. Questa data è molto importante per noi,
perché si compiono i 90 anni delle apparizioni a Fatima. Quindi, vuole dirci
qualcosa riguardo a questa coincidenza per il popolo portoghese?
Papa: Per me è realmente un dono della Provvidenza che la mia Messa in
Aparecida, il grande Santuario mariano del Brasile, coincida con i 90 anni
dell’apparizione della Madonna a Fatima. Così vediamo che la stessa Madre di
Dio, Madre della Chiesa, Madre nostra, è presente in diversi continenti e,
nei diversi continenti, si dimostra Madre sempre nello stesso modo,
rivelando una speciale vicinanza nei confronti di ogni popolo. Questo per me
è molto bello. È sempre la Madre di Dio, è sempre Maria, tuttavia è per così
dire "inculturata": ha la sua faccia, il suo volto specifico, in Guadalupe,
ad Aparecida, a Fatima, a Loudes, in tutti i Paesi della terra. Quindi,
proprio così si mostra Madre: nell’essere vicina a tutti. In questo modo
tutti si avvicinano tra di loro tramite quest’amore alla Madonna. Questo
collegamento che la Madonna crea tra i continenti, tra le culture, essendo
vicina ad ogni specifica cultura e nello stesso tempo unificandole tutte tra
loro, proprio questo mi sembra importante: l’insieme di specificità delle
culture - che hanno la loro ricchezza propria - e l’unità nella comunione
della stessa famiglia di Dio.
Domanda: Domanda in portoghese… (in Brasile c’è chi non vuole ascoltare il
messaggio della Chiesa)
Papa: Questa non è una specificità del Brasile. In ogni parte della terra
sono moltissimi coloro che non vogliono ascoltare quanto dice la Chiesa.
Speriamo che almeno sentano; poi possono anche dissentire, ma è importante
che almeno sentano per poter rispondere. Cerchiamo di convincere anche
quelli che dissentono e non vogliono sentire. Non possiamo peraltro
dimenticare che anche nostro Signore non è riuscito a farsi ascoltare da
tutti. Non ci aspettiamo di convincere tutti in un momento. Ma io cerco, con
l’aiuto dei miei collaboratori, di parlare al Brasile in questo momento,
nella speranza che moltissimi vogliano sentire e che moltissimi anche
possano convincersi che questa è la strada da prendere, una strada peraltro
che sempre è aperta anche a molte opzioni e opinioni diverse.
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