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Santa Messa nella Solennità di Maria SS.ma
Madre di Dio
e nella XI Giornata Mondiale della Pace
Vaticano, il primo gennaio
2007 (Kath.Net) - Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica
Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Celebrazione della
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e in
occasione della XL Giornata Mondiale della Pace sul tema: „La persona umana,
cuore della pace“.
Concelebrano con il Papa Tarcisio Cardinale Bertone, Segretario di Stato;
Renato Raffaele Cardinale Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della
Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti; Monsignore Leonardo Sandri, Arcivescovo titolare
di Cittanova, Sostituto della Segreteria di Stato; Monsignore Dominique
Mamberti, Arcivescovo titolare di Sagona, Segretario per i Rapporti con gli
Stati della Segreteria di Stato; Monsignore Giampaolo Crepaldi, Vescovo
titolare di Bisarcio, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e
della Pace.
Pubblichiamo di seguito l’omelia del Santo Padre:
Cari fratelli e sorelle!
L’odierna liturgia contempla, come in un mosaico, diversi fatti e realtà
messianiche, ma l’attenzione si concentra particolarmente su Maria, Madre di
Dio. Otto giorni dopo la nascita di Gesù, ricordiamo la Madre, la Theotókos,
colei che „ha dato alla luce il Re che governa il cielo e la terra per i
secoli in eterno“ (Antifona d’ingresso; cfr Sedulio).
La liturgia medita oggi sul Verbo fatto uomo, e ripete che è nato dalla
Vergine. Riflette sulla circoncisione di Gesù come rito di aggregazione alla
comunità, e contempla Dio che ha dato il suo Unigenito Figlio come capo del
„nuovo popolo“ per mezzo di Maria. Ricorda il nome dato al Messia, e lo
ascolta pronunciato con tenera dolcezza da sua Madre. Invoca per il mondo la
pace, la pace di Cristo, e lo fa attraverso Maria, mediatrice e cooperatrice
di Cristo (cfr Lumen gentium, 60–61).
Iniziamo un nuovo anno solare, che è un ulteriore periodo di tempo offertoci
dalla Provvidenza divina nel contesto della salvezza inaugurata da Cristo.
Ma il Verbo eterno non è entrato nel tempo proprio per mezzo di Maria? Lo
ricorda nella seconda Lettura, che abbiamo poco fa ascoltato, l’apostolo
Paolo, affermando che Gesù è nato „da una donna“ (cfr Gal 4,4).
Nella liturgia di oggi grandeggia la figura di Maria, vera Madre di Gesù,
Uomo–Dio. L’odierna solennità non celebra pertanto un’idea astratta, bensì
un mistero ed un evento storico: Gesù Cristo, persona divina, è nato da
Maria Vergine, la quale è, nel senso più vero, sua madre.
Oltre alla maternità oggi viene messa in evidenza anche la verginità di
Maria. Si tratta di due prerogative che vengono sempre proclamate insieme ed
in maniera indissociabile, perché si integrano e si qualificano
vicendevolmente. Maria è madre, ma madre vergine; Maria è vergine, ma
vergine madre.
Se si tralascia l’uno o l’altro aspetto non si comprende appieno il mistero
di Maria, come i Vangeli ce lo presentano. Madre di Cristo, Maria è anche
Madre della Chiesa, come il mio venerato predecessore, il Servo di Dio Paolo
VI volle proclamare il 21 novembre del 1964, durante il Concilio Vaticano
II. Maria è, infine, Madre spirituale dell’intera umanità, perché per tutti
Gesù ha dato il suo sangue sulla croce, e tutti dalla croce ha affidato alle
sue materne premure.
Iniziamo dunque guardando a Maria questo nuovo anno, che riceviamo dalle
mani di Dio come un „talento“ prezioso da far fruttare, come un’occasione
provvidenziale per contribuire a realizzare il Regno di Dio. In questo clima
di preghiera e di gratitudine al Signore per il dono di un nuovo anno, sono
lieto di rivolgere il mio deferente pensiero agli illustri Signori
Ambasciatori del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che
hanno voluto prendere parte all’odierna solenne Celebrazione.
Saluto cordialmente il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato.
Saluto il Cardinale Renato Raffaele Martino e i componenti del Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace, esprimendo loro la mia viva
riconoscenza per l’impegno con cui quotidianamente promuovono questi valori
così fondamentali per la vita della società.
In occasione della presente Giornata Mondiale della Pace, ho diretto ai
Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e
le donne di buona volontà, il consueto Messaggio, che quest’anno ha per
tema: „La persona umana, cuore della pace“.
Sono profondamente convinto che „rispettando la persona si promuove la pace,
e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo
integrale“ (Messaggio, n. 1). È un impegno questo che compete in modo
peculiare al cristiano, chiamato „ad essere infaticabile operatore di pace e
strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili
diritti“ (Messaggio, n. 16).
Proprio perché creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), ogni
individuo umano, senza distinzione di razza, cultura e religione, è
rivestito della medesima dignità di persona. Per questo va rispettato, né
alcuna ragione può mai giustificare che si disponga di lui a piacimento,
quasi fosse un oggetto.
Di fronte alle minacce alla pace, purtroppo sempre presenti, dinanzi alle
situazioni di ingiustizia e di violenza, che continuano a persistere in
diverse regioni della terra, davanti al permanere di conflitti armati,
spesso dimenticati dalla vasta opinione pubblica, e al pericolo del
terrorismo che turba la serenità dei popoli, diventa più che mai necessario
operare insieme per la pace.
Questa, ho ricordato nel Messaggio, è „insieme un dono e un compito“ (n. 3):
dono da invocare con la preghiera, compito da realizzare con coraggio senza
mai stancarsi.
Il racconto evangelico che abbiamo ascoltato mostra la scena dei pastori di
Betlemme che si recano alla grotta per adorare il Bambino, dopo aver
ricevuto l’annuncio dell’Angelo (cfr Lc 2,16). Come non volgere lo sguardo
ancora una volta alla drammatica situazione che caratterizza proprio quella
Terra dove nacque Gesù? Come non implorare con insistente preghiera che
anche in quella regione giunga quanto prima il giorno della pace, il giorno
in cui si risolva definitivamente il conflitto in atto che dura ormai da
troppo tempo?
Un accordo di pace, per essere durevole, deve poggiare sul rispetto della
dignità e dei diritti di ogni persona. L’auspicio che formulo dinanzi ai
rappresentanti delle Nazioni qui presenti è che la Comunità internazionale
congiunga i propri sforzi, perché in nome di Dio si costruisca un mondo in
cui gli essenziali diritti dell’uomo siano da tutti rispettati. Perché ciò
avvenga è però necessario che il fondamento di tali diritti sia riconosciuto
non in semplici pattuizioni umane, ma „nella natura stessa dell’uomo e nella
sua inalienabile dignità di persona creata da Dio“ (Messaggio, n. 13).
Se infatti gli elementi costitutivi della dignità umana vengono affidati
alle mutevoli opinioni umane, anche i suoi diritti, pur solennemente
proclamati, finiscono per diventare deboli e variamente interpretabili. „È
importante, pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista
il fondamento naturale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio,
purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo
positivistica“ (ibid.).
„Ti benedica il Signore e ti protegga… rivolga su di te il suo volto e ti
conceda pace“ (Nm 6,24.26). E’ questa la formula di benedizione che abbiamo
ascoltato nella prima Lettura. E’ tratta dal libro dei Numeri: vi si ripete
tre volte il nome del Signore. Ciò sta a significare l’intensità e la forza
della benedizione, la cui ultima parola è „pace“. Il termine biblico shalom,
che traduciamo „pace“, indica quell’insieme di beni in cui consiste „la
salvezza“ portata da Cristo, il Messia annunciato dai profeti.
Per questo noi cristiani riconosciamo in Lui il Principe della pace. Egli si
è fatto uomo ed è nato in una grotta a Betlemme per portare la sua pace agli
uomini di buona volontà, a coloro che lo accolgono con fede e amore. La pace
è così veramente il dono e l’impegno del Natale: il dono, che va accolto con
umile docilità e costantemente invocato con orante fiducia; l’impegno, che
fa di ogni persona di buona volontà un „canale di pace“.
Chiediamo a Maria, Madre di Dio, di aiutarci ad accogliere il Figlio suo e,
in Lui, la vera pace. Domandiamole di illuminare i nostri occhi, perché
sappiamo riconoscere il Volto di Cristo nel volto di ogni persona umana,
cuore della pace!
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