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Incontro del Santo Padre con gli studenti
universitari degli atenei romani.
Vaticano, 16 dicembre 2006 -
(Kath.Net) - Alle ore 18.30 di questo pomeriggio, nella Basilica
Vaticana, al termine della tradizionale Celebrazione Eucaristica per gli
Studenti Universitari degli Atenei Romani in preparazione al Santo Natale,
celebrata dal Cardinale Vicario Camillo Ruini, il Santo Padre Benedetto XVI
incontra gli Studenti.
Dopo il saluto del Rettore dell’Università Roma 3, Prof. Guido Fabiani, e di
Samanta Papaia, Studentessa di Medicina e Chirurgia all’Università di Tor
Vergata, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
Cari amici!
Anche quest’anno ho la gradita opportunità di incontrare il mondo
universitario romano, e di scambiare con voi gli auguri per il santo Natale
ormai vicino. Saluto il Cardinale Camillo Ruini, che ha presieduto la
Celebrazione eucaristica e vi ha guidato nella riflessione sui testi
liturgici.
Ringrazio poi il Rettore dell’Università Roma 3 e la giovane studentessa,
che si sono fatti portavoce della vostra qualificata assemblea. A tutti e a
ciascuno il mio affettuoso saluto.
Ci incontriamo nella prossimità del Natale, che è la festa dei doni, come
ricordavo domenica scorsa visitando la nuova parrocchia romana dedicata a
Santa Maria, Stella della Evangelizzazione. I doni natalizi ci ricordano il
dono per eccellenza, che il Figlio di Dio ha fatto di se stesso a noi
nell’Incarnazione.
Per questo il Natale viene opportunamente sottolineato con i tanti doni, che
la gente si scambia in questi giorni. E’ importante, però, che non si
dimentichi il Dono principale di cui gli altri doni non sono che un simbolo.
Natale è il giorno in cui Dio ha donato se stesso all’umanità e questo suo
dono diventa, per così dire, perfetto nell’Eucaristia.
Sotto l’apparenza di un piccolo pezzo di pane – dicevo ai bambini della
parrocchia romana ricordata, i quali si preparano alla Prima Comunione e
alla Cresima – è Gesù stesso che si dona e vuole entrare nel nostro cuore.
Voi, cari giovani, quest’anno state riflettendo proprio sul tema
dell’Eucaristia, seguendo l’itinerario spirituale e pastorale predisposto
dalla Diocesi di Roma.
Il Mistero eucaristico costituisce il punto di convergenza privilegiato tra
i diversi ambiti dell’esistenza cristiana, compreso quello delle ricerca
intellettuale. Incontrato nella liturgia e contemplato nell’adorazione,
Gesù-Eucaristia è come un „prisma“ attraverso il quale si può meglio
penetrare nella realtà, sia nella prospettiva ascetica e mistica, che in
quella intellettuale e speculativa, come anche in quella storica e morale.
Nell’Eucaristia Cristo è realmente presente e la Santa Messa è vivo
memoriale della sua Pasqua. Il Santissimo Sacramento è il centro qualitativo
del cosmo e della storia. Per questo costituisce una sorgente inesauribile
di pensiero e di azione per chiunque si ponga in ricerca della verità e
voglia cooperare con essa.
E’, per così dire, un „concentrato“ di verità e di amore. Illumina non solo
la conoscenza, ma anche e soprattutto l’agire dell’uomo, il suo vivere
„secondo la verità nella carità“ (Ef 4,15), come dice san Paolo, nel
quotidiano impegno di comportarsi come Gesù stesso si è comportato.
L’Eucaristia, dunque, alimenta nella persona, che se ne nutre assiduamente e
con fede, una feconda unità tra contemplazione e azione.
Cari amici, entriamo nel mistero del Natale, ormai vicino, attraverso la
„porta“ dell’Eucaristia: nella grotta di Betlemme adoriamo lo stesso Signore
che nel Sacramento eucaristico ha voluto farsi nostro alimento spirituale,
per trasformare il mondo dall’interno, a partire dal cuore dell’uomo.
So che per molti di voi, universitari di Roma, è ormai consuetudine,
all’inizio dell’anno accademico, compiere uno speciale pellegrinaggio
diocesano ad Assisi, e so che anche recentemente vi avete partecipato in
buon numero. Ebbene, san Francesco e santa Chiara non sono stati entrambi
„conquistati“ dal mistero eucaristico? Nell’Eucaristia essi hanno
sperimentato l’amore di Dio, quello stesso amore che nell’Incarnazione ha
spinto il Creatore del mondo a farsi piccolo, anzi il più piccolo e il servo
di tutti.
Cari amici, nel prepararvi al Santo Natale nutrite gli stessi sentimenti di
questi grandi Santi, così cari al popolo italiano. Come loro, fissate lo
sguardo sul bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia (cfr Lc
2,7.12.16). Ponetevi alla scuola della Vergine Maria, la prima che ha
contemplato l’umanità del Verbo incarnato, l’umanità della Divina Sapienza.
Nel Bambino Gesù, col quale intrecciava infiniti e silenziosi colloqui, Ella
riconosceva il Volto umano di Dio, così che la misteriosa Sapienza del
Figlio si è impressa nella mente e nel cuore della Madre. Perciò Maria è
diventata la „Sede della Sapienza“, e con questo titolo è venerata in
particolare dalla Comunità accademica romana. Alla Sedes Sapientiae è
dedicata una speciale Icona, che da Roma ha già visitato vari Paesi,
pellegrinando attraverso le istituzioni universitarie.
Oggi essa è qui presente, perché passa dalla delegazione proveniente dalla
Bulgaria a quella qui giunta dall’Albania. Saluto con affetto le
rappresentanze di queste due Nazioni ed auguro che, per Mariam, le loro
rispettive comunità accademiche possano avanzare sempre più nella ricerca
della verità e del bene, alla luce della divina Sapienza. Questo augurio
rivolgo di cuore a ciascuno di voi, qui presenti, e lo accompagno con una
speciale Benedizione, che estendo volentieri a tutti i vostri cari. Buon
Natale!
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