La Chiesa utilizza Internet

Fonte: Katholische Nachrichten - http://www.kath.net

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Vaticano, 11 giugno 2007 (Kath.Net/Adrienne Suvada) - Kath.Net Intervista con P. Federico Lombardi - Fatta da Adrienne Suvada

KATH.NET: La visita papale in Austria: Quale rilevanza avrà questa visita (sia per l’Austria sia per la Chiesa in generale)? Perché Benedetto XVI visita proprio Mariazell?

Lombardi: Evidentemente, ogni visita del Papa è importante per la Chiesa del paese. L’ho visto anche recentemente in Brasile. La Chiesa locale si sente molto incoraggiata, confermata – confermata nella fede, nel suo senso di partecipazione alla vita della Chiesa nel mondo.

Poi questo caso è anche una situazione particolarmente favorevole, perché è la lingua madre del Papa e come abbiamo anche visto in Germania c’è la possibilità di espressione spesso che va anche al di là di ciò che è già stato preparato. Del resto il Papa è anche un tedesco del sud della Germania e credo che questo per gli austriaci è sentito come particolarmente vicino. Per la Chiesa in generale… Certamente il Papa di solito nei viaggi sceglie anche dei temi che sono importanti per la Chiesa locale, ma che spesso hanno anche un significato di carattere generale e quindi possiamo aspettarci che ci siano delle belle occasioni di insegnamento. Penso che ci sarà quindi come sempre un’attenzione molto forte sui fondamenti della fede. Quindi possiamo aspettarci dei discorsi molto consistenti e profondi.

Perché Mariazell? Questo ha detto lui stesso… mi ricordo molto bene in occasione dell’intervista che lui ha dato al gruppo delle televisioni tedesche e alla Radio Vaticana prima del viaggio in Germania. C’è stata proprio una domanda su questo. E lui in quest’occasione aveva detto”eh sì quando mi hanno invitato di andare Mariazell, che è un posto a cui sono rimasto molto affezionato, perché mi è piaciuto moltissimo, non ho potuto dire di no”. Quindi è anche un rapporto personale con questo luogo, evidentemente la sua devozione mariana gli è particolarmente cara. Lui conosce il significato di questo luogo non soltanto per l’Austria, ma anche un po’ per i paesi circostanti. Lì sono stati fatti diversi pellegrinaggi anche dai paesi vicini, è un po’ un luogo di incontro.
 
KATH.NET: I media e Papa Benedetto XVI: Durante il viaggio a Brasile i giornalisti potevano fare delle domande al Papa, come l’aveva fatto anche Giovanni Paolo II. Secondo Lei, questo si ripeterà anche in futuro?

Lombardi: Queste cose sono state fatte ogni volta con una formula adatta alla situazione, perché ci sono viaggi in cui c’è tempo, in cui c’è posto. Ci sono viaggi in cui non c’è tempo e in cui non c’è posto. Per esempio i viaggi recenti, quello in Germania e quello in Turchia, si era trattato di un breve saluto, perché proprio fisicamente era un aereo piccolo e il tempo di volo era ridotto. In Brasile la cosa era molto diversa, nel senso che era un aereo grande, il tempo di volo era molto lungo e quindi si poteva organizzare un incontro più ampio.

Io credo che la cosa continuerà in futuro con la formula di volta in volta proporzionata alla situazione.
KATH.NET: Lei sa quali viaggi il Papa vorrebbe ancora fare? Forse Fatima, New York, Lourdes…

Lombardi: Per i viaggi dell’anno successivo di cui c’è già una certa concretezza di programmazione o di previsione, sono naturalmente quello della Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney. Si sa che il Papa è invitato e che intende andarci. Poi c’è stato l’invito alle Nazioni Unite fatto dal Segretario generale a cui il Papa si è detto disponibile e quindi è pensabile che si cerchi di organizzarlo. Sulla data non è ancora nulla di prevedibile. Poi una cosa simile vale per Lourdes, perché è il 150 esimo delle apparizioni. Giovanni Paolo II vi ha fatto l’ultimo viaggio e quindi diciamo che è una cosa che si può prevedere che si pensi di organizzare. Anche lì però non c’è ancora nessuna indicazione di data e ancora nessuna preparazione concreta.

KATH.NET: La Chiesa e Internet: Che cosa significa l’Internet per la Chiesa?

Lombardi: Io dico sempre la Chiesa si muove nel mondo così com’è fatto. Internet fa parte della nostra identità, della nostra odierna cultura e del nostro modo di comunicare. Fa parte della nostra vita. La Chiesa utilizza Internet perché ha determinate funzionalità di comunicazione. È una parte significativa delle nostra realtà oggi per quanto riguarda la comunicazione tra le persone e nella società. Noi non ne possiamo fare a meno. Bisogna vedere quali sono i rischi, quali sono gli inconvenienti, ma anche quali sono le grandi potenzialità. Per parte della Chiesa usarlo sia per la comunicazione interna nel modo migliore sia anche per la comunicazione esterna. Per mettere a disposizione degli internauti di tutto il mondo che siano interessati a trovare informazioni. Internet non è l’assoluto, ma dobbiamo imparare ad utilizzarlo. Si tratta di seguire l’evoluzione di questa realtà e trovare ogni volta le vie appropriate.

KATH.NET: Secondo Lei in che cosa si differenzia Papa Benedetto XVI da Giovanni Paolo II?

Lombardi: È chiaro che sono due personalità diverse. Uno ha cominciato a fare il Papa quando aveva nemmeno sessant’anni, l’altro era quasi ottanta. È diverso anche il tipo di forze disponibili. Benedetto XVI ha continuato la tradizione dei viaggi, però con una misura ben proporzionata alle sue forze. Mentre i viaggi dei primi tempi di Giovanni Paolo II erano dei viaggi lunghissimi, estremamente faticosi, carichi di impegni. Benedetto XVI ha un dono molto particolare che è questo del Magistero, la chiarezza dei suoi discorsi. C’è allora una certa differenza nello stile letterario. Si vede che questo è un papa teologo di professione, mentre Giovanni Paolo II aveva un’esperienza di pastorale diretta. Molti hanno detto che era un Papa dei “gesti”, mentre Benedetto XVI potrebbe essere chiamato un Papa della “parola”.

KATH.NET: Lei è direttore della Radio Vaticana, del CTV e della Sala Stampa. Come riesce a combinare tutti questi incarichi?

Lombardi: Io cerco di metterli in fila, anche nella mia giornata. Cerco di venire alla Radio Vaticana la mattina presto, poi di passare alla Sala Stampa nel centro della mattina. Poi passo, anche se solo rapidamente al CTV. Poi il pomeriggio ritorno sulla Radio Vaticana. Quindi c’è un certo ciclo della giornata che mi aiuta a tenere un certo ordine nei diversi impegni.

Poi alla Radio Vaticana sono già da 16 o 17 anni e quindi la conosco molto bene, anche al CTV sono da sette anni, quindi non mi sono capitati tutti assieme alla volta. Poi cerco di migliorare la collaborazione tra questi differenti uffici. Già da sempre come direttore della Radio Vaticana mi mettevo in contatto quasi ogni giorno con la Sala Stampa per capire che notizie venivano date.

KATH.NET: Alla Sala Stampa ci sono giornalisti da tutto il mondo. Secondo Lei quali sono le difficoltà, ma dall’altra parte anche i punti positivi nel lavoro quotidiano con i media?

Lombardi: Si cerca di fare un lavoro utile per il lavoro dei giornalisti. A volte siamo in grado di rispondere, di fornire i testi che i giornalisti chiedono. A volte meno. Allo stesso tempo il fatto di ricevere tante domande ogni giorno aiuta anche noi, perché ci rende attenti a certi eventi che ci sfuggivano. Quindi mi pare che sia un lavoro dove ci dev’essere anche un dialogo. In certi momenti più tranquilli questo è più facile, in altri può essere difficile.

Certo da un punto di vista linguistico, dobbiamo riuscire ad arricchire la nostra capacità di comunicazione. Non penso tanto alle lingue europee, molto più anche alle altre in modo tale che la Chiesa possa essere capita anche meglio da altre culture.

KATH.NET: Molti cattolici prendono le notizie che riguardano la Chiesa cattolica dai media secolari (a volte con notevoli distorsioni). Che cosa si potrebbe fare per rafforzare i media cattolici?
Lombardi: La Chiesa ha notato un crescere dell’interesse del mondo più ampio nei suoi confronti. Certo anche il Concilio Vaticano II era un periodo di grande attenzione positiva del mondo. Un altro momento che abbiamo sperimentato più recentemente è stato quello della morte di Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI. Questo ci deve far riflettere, ci deve far capire che ci sono delle attese profonde.

Io sono rimasto molto colpito quando ci sono stati i giorni di silenzio per le vittime dell’11 settembre, le televisioni mi chiamavano chiedendomi di avere delle immagini del Papa durante questi momenti di silenzio. Questo mi ha molto colpito, perché significava che appunto i media laici percepivano queste attese del mondo nei confronti del Papa come persona di riferimento per la preghiera, per la spiritualità anche nei momenti angosciosi per tutti. Giovanni Paolo II è riuscito molto a rompere un po’ il confine media cattolici, media laici e riuscire a far passare dei messaggi positivi che interessano un po’ la vasta umanità. I media cattolici però sono spesso al servizio della comunicazione nella. Fanno allor una “comunicazione per la comunione”, allora il compito principale della comunicazione nella Chiesa. Una comunicazione per unire, non per dividere.

KATH.NET: Come vede Lei il futuro della Radio Vaticana, del CTV e della Sala Stampa? Secondo Lei, quali sarebbero i vantaggi/svantaggi di fare un unico dicastero (forse insieme al Pontifico Consiglio delle Comunicazioni Sociali)?

Lombardi: Io cerco di fare funzionare queste tre istituzioni secondo la loro identità. È chiaro che adesso è un tempo in cui i mezzi di comunicazione sociale sono un po’ in evoluzione. Io credo che noi in Vaticano dobbiamo saper trovare delle vie nuove e di saper collaborare molto fra di noi. Se questo è più in una forma di collaborazioni molto fluidi o più intense o in una forma di riorganizzazione – tutto è possibile. Non ho per nulla l’idea che la grande organizzazione centralizzata sia l’unica o la migliore. Io vedo se uno ha delle buone istituzioni distinte, ma che sanno collaborare molto bene fra di loro, spesso ottiene degli ottimi risultati. Comunque un dicastero come il Pontifico Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha secondo me un’importanza molto grande nello studio e nell’approfondimento dei grandi problemi della comunicazione nel mondo di oggi. Un Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociale non nasce per fare un giornale, nasce per riflettere sulla comunicazione di oggi.

KATH.NET: Giovanni Paolo II era un Papa “mediatico”. Benedetto XVI è tutt’un altro carattere, ma comunque è riuscito ad ottenere molto spazio nei media. Come Lei si spiega questo fenomeno?

Lombardi: Certamente Benedetto XVI ha spazio nei media anche perché i media si rendono conto dell’importanza del servizio del Papa nella Chiesa e di quello che dice per il mondo di oggi. Allo stesso tempo mi sembra che molte persone nel mondo della cultura, nel mondo dei media si rendano conto che Benedetto XVI con i suoi discorsi parla dei temi profondi. Affronta temi che sono cruciali per l’uomo di oggi e di domani. Magari non attraverso una battuta, ma attraverso un discorso impegnativo Benedetto XVI riesce a far capire che il suo contributo e che le sue posizioni sono comunque un punto importante con cui misurarsi.

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Veritas, 12 giugno 2007

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