Vaticano, 8 giugno 2007 (Kath.Net) - Alle
ore 19, Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il Santo
Padre Benedetto XVI celebra la Santa Messa sul sagrato della Basilica di
San Giovanni in Laterano. Presiede quindi la Processione Eucaristica
che, percorrendo via Merulana, raggiunge la Basilica di Santa Maria
Maggiore. Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa
rivolge ai fedeli nel corso della Celebrazione Eucaristica sul sagrato
della Basilica di San Giovanni in Laterano:
Cari fratelli e sorelle!
Poco fa abbiamo cantato nella Sequenza: "Dogma datur christianis, / quod
in carnem transit panis, / et vinum in sanguinem – È certezza a noi
cristiani: / si trasforma il pane in carne, / si fa sangue il vino".
Quest’oggi riaffermiamo con grande gioia la nostra fede nell’Eucaristia,
il Mistero che costituisce il cuore della Chiesa. Nella recente
Esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis ho ricordato che il
Mistero eucaristico "è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso,
rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo" (n. 1). Pertanto
quella del Corpus Domini è una festa singolare e costituisce un
importante appuntamento di fede e di lode per ogni comunità cristiana. È
festa che ha avuto origine in un determinato contesto storico e
culturale: è nata con lo scopo ben preciso di riaffermare apertamente la
fede del Popolo di Dio in Gesù Cristo vivo e realmente presente nel
santissimo Sacramento dell’Eucaristia.
È festa istituita per adorare, lodare e ringraziare pubblicamente il
Signore, che "nel Sacramento eucaristico continua ad amarci ‘fino alla
fine’, fino al dono del suo corpo e del suo sangue" (Sacramentum
caritatis, 1).
La Celebrazione eucaristica di questa sera ci riconduce al clima
spirituale del Giovedì Santo, il giorno in cui Cristo, alla vigilia
della sua Passione, istituì nel Cenacolo la santissima Eucaristia. Il
Corpus Domini costituisce così una ripresa del mistero del Giovedì
Santo, quasi in obbedienza all’invito di Gesù di "proclamare sui tetti"
ciò che Egli ci ha trasmesso nel segreto (cfr Mt 10,27). Il dono
dell’Eucaristia, gli Apostoli lo ricevettero dal Signore nell’intimità
dell’Ultima Cena, ma era destinato a tutti, al mondo intero.
Ecco perché va proclamato ed esposto apertamente, perché ognuno possa
incontrare "Gesù che passa" come avveniva per le strade della Galilea,
della Samaria e della Giudea; perché ognuno, ricevendolo, possa essere
sanato e rinnovato dalla forza del suo amore. Questa, cari amici, è la
perpetua e vivente eredità che Gesù ci ha lasciato nel Sacramento del
suo Corpo e del suo Sangue. Eredità che domanda di essere costantemente
ripensata, rivissuta, affinché, come ebbe a dire il venerato Papa Paolo
VI, possa "imprimere la sua inesauribile efficacia su tutti i giorni
della nostra vita mortale" (Insegnamenti, V [1967], p. 779).
Sempre nell’Esortazione post-sinodale, commentando l’esclamazione del
sacerdote dopo la consacrazione: "Mistero della fede!", osservavo: con
queste parole egli "proclama il mistero celebrato e manifesta il suo
stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel
corpo e sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione
umana" (n. 6). Proprio perché si tratta di una realtà misteriosa che
oltrepassa la nostra comprensione, non dobbiamo meravigliarci se anche
oggi molti fanno fatica ad accettare la presenza reale di Cristo
nell’Eucaristia. Non può essere altrimenti.
Fu così fin dal giorno in cui, nella sinagoga di Cafarnao, Gesù dichiarò
apertamente di essere venuto per darci in cibo la sua carne e il suo
sangue (cfr Gv 6,26-58). Il linguaggio apparve "duro" e molti si
tirarono indietro. Allora come adesso, l’Eucaristia resta "segno di
contraddizione" e non può non esserlo, perché un Dio che si fa carne e
sacrifica se stesso per la vita del mondo pone in crisi la sapienza
degli uomini.
Ma con umile fiducia, la Chiesa fa propria la fede di Pietro e degli
altri Apostoli, e con loro proclama, e proclamiamo noi: "Signore, da chi
andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,68). Rinnoviamo pure noi
questa sera la professione di fede nel Cristo vivo e presente
nell’Eucaristia. Sì, "è certezza a noi cristiani: / si trasforma il pane
in carne, / si fa sangue il vino".
La Sequenza, nel suo punto culminante, ci ha fatto cantare: "Ecce panis
angelorum, / factus cibus viatorum: / vere panis filiorum - Ecco il pane
degli angeli, / pane dei pellegrini, / vero pane dei figli". E per la
grazia del Signore, noi siamo figli. L’Eucaristia è il cibo riservato a
coloro che nel Battesimo sono stati liberati dalla schiavitù e sono
diventati figli; è il cibo che li sostiene nel lungo cammino dell’esodo
attraverso il deserto dell’umana esistenza. Come la manna per il popolo
d’Israele, così per ogni generazione cristiana l’Eucaristia è
l’indispensabile nutrimento che la sostiene mentre attraversa il deserto
di questo mondo, inaridito da sistemi ideologici ed economici che non
promuovono la vita, ma piuttosto la mortificano; un mondo dove domina la
logica del potere e dell’avere piuttosto che quella del servizio e
dell’amore; un mondo dove non di rado trionfa la cultura della violenza
e della morte. Ma Gesù ci viene incontro e ci infonde sicurezza: Egli
stesso è "il pane della vita" (Gv 6,35.48).
Ce lo ha ripetuto nelle parole del Canto al Vangelo: "Io sono il pane
vivo disceso dal cielo; chi mangia di questo pane vivrà in eterno" (cfr
Gv 6,51).
Nel brano evangelico poc’anzi proclamato san Luca, narrandoci il
miracolo della moltiplicazione dei cinque pani e due pesci con cui Gesù
sfamò la folla "in una zona deserta", conclude dicendo: "Tutti ne
mangiarono e si saziarono" (cfr Lc 9,11b–17). Vorrei in primo luogo
sottolineare questo "tutti". E’ infatti desiderio del Signore che ogni
essere umano si nutra dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia è per tutti.
Se nel Giovedì Santo viene posto in evidenza lo stretto rapporto che
esiste tra l’Ultima Cena e il mistero della morte di Gesù in croce,
quest’oggi, festa del Corpus Domini, con la processione e l’adorazione
corale dell’Eucaristia si richiama l’attenzione sul fatto che Cristo si
è immolato per l’intera umanità. Il suo passaggio fra le case e per le
strade della nostra Città sarà per coloro che vi abitano un’offerta di
gioia, di vita immortale, di pace e di amore.
Nel brano evangelico, un secondo elemento salta all’occhio: il miracolo
compiuto dal Signore contiene un esplicito invito ad offrire ciascuno il
proprio contributo. I cinque pesci e i due pani stanno ad indicare il
nostro apporto, povero ma necessario, che Egli trasforma in dono di
amore per tutti. "Cristo ancora oggi - ho scritto nella citata
Esortazione post-sinodale - continua ad esortare i suoi discepoli ad
impegnarsi in prima persona" (n. 88). L’Eucaristia è dunque una chiamata
alla santità e al dono di sé ai fratelli, perchè "la vocazione di
ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la
vita del mondo" (ibid.).
Questo invito, il nostro Redentore lo rivolge in particolare a noi, cari
fratelli e sorelle di Roma, raccolti in questa storica Piazza intorno
all’Eucaristia: vi saluto tutti con affetto. Il mio saluto è
innanzitutto per il Cardinale Vicario e i Vescovi Ausiliari, per gli
altri venerati Fratelli Cardinali e Vescovi, come pure per i numerosi
presbiteri e diaconi, i religiosi e le religiose, e i tanti fedeli
laici. Al termine della Celebrazione eucaristica ci uniremo in
processione, quasi a portare idealmente il Signore Gesù per tutte le vie
e i quartieri di Roma. Lo immergeremo, per così dire, nella quotidianità
della nostra vita, perché Egli cammini dove noi camminiamo, perché Egli
viva dove noi viviamo. Sappiamo infatti, come ci ha ricordato l’apostolo
Paolo nella Lettera ai Corinzi, che in ogni Eucaristia, anche in quella
di stasera, noi "annunziamo la morte del Signore finché egli venga" (cfr
1 Cor 11,26). Noi camminiamo sulle strade del mondo sapendo di aver Lui
al fianco, sorretti dalla speranza di poterlo un giorno vedere a viso
svelato nell’incontro definitivo.
Intanto già ora noi ascoltiamo la sua voce che ripete, come leggiamo nel
Libro dell’Apocalisse: "Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui
ed egli con me" (Ap 3,20). La festa del Corpus Domini vuole rendere
percepibile, nonostante la durezza del nostro udito interiore, questo
bussare del Signore. Gesù bussa alla porta del nostro cuore e ci chiede
di entrare non soltanto per lo spazio di un giorno, ma per sempre. Lo
accogliamo con gioia elevando a Lui la corale invocazione della
Liturgia: "Buon Pastore, vero pane, / o Gesù, pietà di noi (…) Tu che
tutto sai e puoi, / che ci nutri sulla terra, / conduci i tuoi fratelli
/ alla tavola del cielo / nella gioia dei tuoi santi". Amen!