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Card. Scola, La Messa in latino non e' "in
contrasto" con la riforma liturgica del Concilio
Italia, 13 marzo 2007
(Kath.Net) - “Nella storia della Chiesa non è mai successo che
l’introduzione di un nuovo rito abbia coinciso con l’abolizione del rito
precedente”. Lo ha detto il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia,
rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso della presentazione della
“Sacramentum caritatis”.
Interpellato in merito a un possibile uso
universale del rito e del messale di Pio V, Scola ha affermato: “Che ci sia
in atto un ripensamento in relazione al rito di Pio V lo ho appreso dalla
stampa. È una questione, comunque, che va considerata con estrema
attenzione: sarebbe una contraddizione in termini, se l’azione liturgica
diventasse un principio di divisone nella Chiesa”.
Ciò che la nuova esortazione apostolica dice,
invece, a proposito di “un uso più normale” della lingua latina, per Scola
“può contribuire a sanare eventuali incomprensioni o difficoltà”. A Venezia,
ad esempio, ha informato il patriarca, “il card. Cè da parecchi anni ha
concesso di celebrare ogni domenica l’Eucaristia in latino, con grande
correttezza ed enorme rispetto, e non c’è nessuna tensione tra clero e
popolo”. “Non si può tacere la decisiva importanza della riforma liturgica
del Concilio”, ha concluso Scola, ricordando che “l’introduzione al rito di
Paolo VI, ha bisogno di decenni di assestamento”.
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