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Vaticano, 24 novembre 2007 (Kath.Net)
- Alle ore 10.30 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo
Padre Benedetto XVI tiene un Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione
di 23 nuovi Cardinali.
In apertura di Concistoro, che ha forma di Celebrazione della Parola, il
Santo Padre, dopo il saluto liturgico, legge la formula di creazione e
proclama solennemente i nomi dei nuovi Cardinali.
Il primo dei nuovi Cardinali, Sua Em.za Leonardo Sandri, Prefetto della
Congregazione per Le Chiese Orientali, a nome di tutti rivolge al Santo
Padre un indirizzo di omaggio e gratitudine. Dopo la proclamazione del Santo
Vangelo, il Papa tiene l’omelia.
Il Rito prosegue con la professione di fede dei nuovi Cardinali davanti al
popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza al Papa e ai Suoi
successori.
I nuovi Cardinali, secondo l’ordine di creazione, si inginocchiano poi
dinanzi al Santo Padre che impone loro la Berretta cardinalizia e assegna a
ciascuno una chiesa di Roma quale segno di partecipazione alla sollecitudine
pastorale del Santo Padre nell’Urbe. Dopo la consegna della Bolla di
creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia, il
Santo Padre Benedetto XVI scambia con ciascun neo Cardinale l’abbraccio di
pace.
La Celebrazione si conclude con la preghiera universale, la recita del Pater
Noster e la Benedizione finale. Di seguito riportiamo l’omelia del Santo
Padre e l’indirizzo di omaggio del Card. Leonardo Sandri:
Omelia del Santo Padre
Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari
fratelli e sorelle!
In questa Basilica Vaticana, cuore del mondo cristiano, si rinnova
quest’oggi un significativo e solenne evento ecclesiale: il Concistoro
ordinario pubblico per la creazione di 23 nuovi Cardinali, con l’imposizione
della berretta e l’assegnazione del titolo. E’ un evento che suscita ogni
volta un’emozione speciale, e non solo in coloro che con questi riti vengono
ammessi a far parte del Collegio Cardinalizio, ma in tutta la Chiesa, lieta
per questo eloquente segno di unità cattolica. La cerimonia stessa nella sua
struttura pone in rilievo il valore del compito che i nuovi Cardinali sono
chiamati a svolgere cooperando strettamente con il Successore di Pietro, e
invita il popolo di Dio a pregare perché nel loro servizio questi nostri
Fratelli rimangano sempre fedeli a Cristo sino al sacrificio della vita se
necessario, e si lascino guidare unicamente dal suo Vangelo. Ci stringiamo
pertanto con fede attorno a loro ed eleviamo innanzitutto al Signore il
nostro orante ringraziamento.
In questo clima di gioia e di intensa spiritualità porgo con affetto il mio
saluto a ciascuno di voi, cari Fratelli, che da oggi siete membri del
Collegio Cardinalizio, scelti per essere, secondo una antica istituzione, i
più vicini consiglieri e collaboratori del Successore di Pietro nella guida
della Chiesa. Saluto e ringrazio l’Arcivescovo Leonardo Sandri, che a vostro
nome mi ha indirizzato cortesi e devote espressioni, sottolineando nel
contempo il significato e l’importanza del momento ecclesiale che stiamo
vivendo.
Desidero, inoltre, rivolgere un doveroso pensiero al compianto Mons. Ignacy
Jeæ, che il Dio di ogni grazia ha chiamato a sé appena prima della nomina,
per offrirgli ben altra corona: quella della gloria eterna in Cristo. Il mio
saluto cordiale va poi ai Signori Cardinali presenti e anche a quelli che
non hanno potuto essere fisicamente con noi, ma sono a noi idealmente uniti.
La celebrazione del Concistoro è sempre una provvidenziale occasione per
offrire urbi et orbi, alla città di Roma e al mondo intero, la testimonianza
di quella singolare unità che stringe i Cardinali attorno al Papa, Vescovo
di Roma.
In così solenne circostanza mi è caro altresì rivolgere un saluto rispettoso
e deferente alle Rappresentanze governative e alle Personalità qui convenute
da ogni parte del mondo, come pure ai familiari, agli amici, ai sacerdoti,
ai religiosi e alle religiose e ai fedeli delle singole Chiese locali da cui
provengono i neo-Porporati. Saluto, infine, tutti coloro che si sono qui
raccolti per fare ad essi corona ed esprimere in festosa letizia la loro
stima e il loro affetto.
Con l’odierna celebrazione, voi, cari Fratelli, venite inseriti a pieno
titolo nella veneranda Chiesa di Roma, di cui il Successore di Pietro è il
Pastore. Nel Collegio dei Cardinali rivive così l’antico presbyterium del
Vescovo di Roma, i cui componenti, mentre svolgevano funzioni pastorali e
liturgiche nelle varie chiese, non gli facevano mancare la loro preziosa
collaborazione per quanto riguardava l’adempimento dei compiti connessi con
il suo universale ministero apostolico.
I tempi sono mutati e la grande famiglia dei discepoli di Cristo è oggi
disseminata in ogni continente sino agli angoli più remoti della terra,
parla praticamente tutte le lingue del mondo e ad essa appartengono popoli
di ogni cultura. La diversità dei membri del Collegio Cardinalizio, sia per
provenienza geografica che culturale, pone in rilievo questa crescita
provvidenziale ed evidenzia al tempo stesso le mutate esigenze pastorali a
cui il Papa deve rispondere. L’universalità, la cattolicità della Chiesa ben
si riflette pertanto nella composizione del Collegio dei Cardinali:
moltissimi sono Pastori di comunità diocesane, altri sono al diretto
servizio della Sede Apostolica, altri ancora hanno reso benemeriti servizi
in specifici settori pastorali.
Ognuno di voi, cari e venerati Fratelli neo-Cardinali, rappresenta dunque
una porzione dell’articolato Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa diffusa
dappertutto. So bene quanta fatica e sacrificio comporti oggi la cura delle
anime, ma conosco la generosità che sostiene la vostra quotidiana attività
apostolica. Per questo, nella circostanza che stiamo vivendo, mi è caro
confermarvi il mio sincero apprezzamento per il servizio fedelmente prestato
in tanti anni di lavoro nei diversi ambiti del ministero ecclesiale,
servizio che ora, con l’elevazione alla porpora, siete chiamati a compiere
con ancor più grande responsabilità, in strettissima comunione con il
Vescovo di Roma. Penso ora con affetto alle comunità affidate alle vostre
cure e, in maniera speciale, a quelle più provate dalla sofferenza, da sfide
e difficoltà di vario genere. Tra queste, come non volgere lo sguardo con
apprensione ed affetto, in questo momento di gioia, alle care comunità
cristiane che si trovano in Iraq?
Questi nostri fratelli e sorelle nella fede sperimentano nella propria carne
le conseguenze drammatiche di un perdurante conflitto e vivono al presente
in una quanto mai fragile e delicata situazione politica. Chiamando ad
entrare nel Collegio dei Cardinali il Patriarca della Chiesa Caldea ho
inteso esprimere in modo concreto la mia vicinanza spirituale e il mio
affetto per quelle popolazioni. Vogliamo insieme, cari e venerati Fratelli,
riaffermare la solidarietà della Chiesa intera verso i cristiani di quella
amata terra e invitare ad invocare da Dio misericordioso, per tutti i popoli
coinvolti, l’avvento dell’auspicata riconciliazione e della pace.
Abbiamo ascoltato poco fa la Parola di Dio che ci aiuta a meglio comprendere
il momento solenne che stiamo vivendo. Nel brano evangelico Gesù ha appena
ricordato per la terza volta la sorte che lo attende a Gerusalemme, ma
l’arrivismo dei discepoli prende il sopravvento sulla paura che per un
attimo li aveva assaliti. Dopo la confessione di Pietro a Cesarea e la
discussione lungo la strada su chi di loro fosse il più grande, l’ambizione
spinge i figli di Zebedeo a rivendicare per se stessi i posti migliori nel
regno messianico, alla fine dei tempi.
Nella corsa ai privilegi, i due sanno bene quello che vogliono, così come
gli altri dieci, nonostante la loro "virtuosa" indignazione. In realtà però
non sanno quello che stanno chiedendo. E’ Gesù a farlo loro comprendere,
parlando in termini ben diversi del "ministero" che li attende. Egli
corregge la concezione grossolana del merito, che essi hanno, secondo la
quale l’uomo può acquistare dei diritti nei confronti di Dio.
L’evangelista Marco ci ricorda, cari e venerati Fratelli, che ogni vero
discepolo di Cristo può aspirare ad una cosa sola: a condividere la sua
passione, senza rivendicare alcuna ricompensa. Il cristiano è chiamato ad
assumere la condizione di "servo" seguendo le orme di Gesù, spendendo cioè
la sua vita per gli altri in modo gratuito e disinteressato. Non la ricerca
del potere e del successo, ma l’umile dono di sé per il bene della Chiesa
deve caratterizzare ogni nostro gesto ed ogni nostra parola. La vera
grandezza cristiana, infatti, non consiste nel dominare, ma nel servire.
Gesù ripete quest’oggi a ciascuno di noi che Egli «non è venuto per essere
servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc
10,45).
Ecco l’ideale che deve orientare il vostro servizio. Cari Fratelli, entrando
a far parte del Collegio dei Cardinali, il Signore vi chiede e vi affida il
servizio dell’amore: amore per Dio, amore per la sua Chiesa, amore per i
fratelli con una dedizione massima ed incondizionata, usque ad sanguinis
effusionem, come recita la formula per l’imposizione della berretta e come
mostra il colore rosso degli abiti che indossate.
Siate apostoli di Dio che è Amore e testimoni della speranza evangelica:
questo attende da voi il popolo cristiano. L’odierna cerimonia sottolinea la
grande responsabilità che pesa al riguardo su ciascuno di voi, venerati e
cari Fratelli, e che trova conferma nelle parole dell’apostolo Pietro che
abbiamo poc’anzi ascoltato: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,
pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che
è in voi» (1 Pt 3,15). Una tale responsabilità non esime dai rischi ma,
ricorda ancora san Pietro, «è meglio, se così vuole Dio, soffrire operando
il bene piuttosto che fare il male» (1 Pt 3,17). Cristo vi domanda di
confessare davanti agli uomini la sua verità, di abbracciare e condividere
la sua causa; e di compiere tutto questo «con dolcezza e rispetto, con una
retta coscienza» (1 Pt 3,15-16), cioè con quell’umiltà interiore che è
frutto della cooperazione con la grazia di Dio.
Cari fratelli e sorelle, domani, in questa stessa Basilica, avrò la gioia di
celebrare l’Eucaristia, nella solennità di Cristo Re dell’universo, insieme
con i nuovi Cardinali, e ad essi consegnerò l’anello. Sarà un’occasione
quanto mai importante ed opportuna per riaffermare la nostra unità in Cristo
e per rinnovare la comune volontà di servirlo con totale generosità.
Accompagnateli con la vostra preghiera, perché al dono ricevuto rispondano
con dedizione piena e costante. A Maria, Regina degli Apostoli, ci
rivolgiamo ora con fiducia. La sua spirituale presenza, oggi, in questo
singolare cenacolo, sia pegno per i nuovi Cardinali e per tutti noi della
costante effusione dello Spirito Santo che guida la Chiesa nel suo cammino
nella storia. Amen!
Indirizzo di omaggio del card. Leonardo
Sandri
Beatissimo Padre,
Ho l'onore di esprimere il più profondo e vivo ringraziamento a nome dei
ventitré nuovi Cardinali che oggi Vostra Santità ha aggregato al Collegio
Cardinalizio.
La Sua benevolenza, Padre Santo, ci fa trovare in questo momento solenne
presso la tomba dell'Apostolo Pietro e ai piedi del Suo Successore.
Uniti a Maria Santissima sentiamo sgorgare nei nostri cuori l'inno della
gioia e della gratitudine: "L'anima mia magnifica il Signore... Grandi cose
ha fatto in me l'Onnipotente... ha innalzato gli umili" (Lc 1,46-55).
Santità, in questa seconda creazione cardinalizia del Suo pontificato
trovano conferma la varietà e l'universalità della Santa Chiesa: insieme ad
alcuni Presuli della Curia Romana, ricevono infatti la dignità del
cardinalato Pastori di insigni ed antiche Chiese dell'Europa cristiana, e
Pastori di Chiese fiorenti in grandi metropoli dell'Africa, dell'Asia e
delle Americhe.
Non mancano illustri ecclesiastici che si sono distinti per lo zelo
pastorale, il servizio alla Chiesa, la dottrina teologica, patristica o
canonica.
Una menzione speciale merita la scelta di un venerato Rappresentante delle
Chiese Orientali Cattoliche, il Patriarca di Babilonia dei Caldei, trovatosi
a svolgere il servizio patriarcale tra lacrime e sangue e nel doloroso esodo
di tanti cristiani dalla terra che vide un tempo partire Abramo, padre
comune nella fede e nella speranza, una terra che fu tra le prime ad avere
la grazia di udire l'annuncio del Santo Evangelo.
La porpora, del resto, allude alla Croce di Cristo! Imponendoci la berretta
cardinalizia, Ella, Padre Santo, ci esorterà ad "essere pronti a comportarci
con fortezza usque ad sanguinis effusionem per l'incremento della fede
cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà
e la diffusione della Santa Chiesa Romana". Tra tante gioie e consolazioni
che ogni giorno raccogliamo nella vita del Popolo di Dio, constatiamo,
infatti, che non mancano il martirio, la persecuzione, la tribolazione e lo
scherno per il nome del Signore Gesù e per la fedeltà alla Chiesa e al Papa.
Ma ci sentiamo sempre intimamente confortati e incoraggiati dalla promessa
del Signore: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo" (Mt 28,20). È la stessa divina Parola che sostiene la sofferta
testimonianza dei figli e delle figlie dell'Oriente cristiano, a cominciare
da quanti vivono nella Terra dove nacque il nostro Redentore.
Vostra Santità ci ha chiamati ad entrare nel Clero dell'amatissima Chiesa di
Roma, annoverandoci tra i Suoi più stretti consiglieri e cooperatori.
E noi vogliamo assicurare la collaborazione più fedele e leale. Siamo e
saremo al Suo fianco, Beatissimo Padre, nei momenti più impegnativi e in
quelli ordinari del ministero petrino. Desideriamo rimanere con il Papa sia
quando si fa servitore della verità e proclama il primato di Dio, come
quando guida la Chiesa nel rinnovamento che scaturisce dalla fedeltà alla
tradizione; sia quando invoca la pace, indicando la grande forza della
preghiera e del dialogo, come quando promuove l'unità dei cristiani e il
rispetto di tutte le religioni e le culture nella reciproca esclusione di
ogni genere di violenza.
Con Lei, Padre Santo, vogliamo servire la causa dell'uomo: siamo pronti a
seguirLa quando ribadisce che la persona senza Dio smarrisce se stessa;
quando, facendosi vero defensor hominis, Ella insegna che il matrimonio e la
famiglia sono la cellula originaria della società, che la vita va tutelata
dal primo inizio fino al suo naturale compimento, che i diritti fondamentali
di ciascuno, ed in particolare la libertà religiosa, vanno rispettati e
rivendicati; quando difende la dignità della persona umana di fronte ad ogni
oppressione.
Sì, siamo con il Papa quando, nel dolce nome di Gesù, si fa avvocato dei
bambini e dei giovani come degli anziani, dei poveri e dei bisognosi, dei
senza lavoro, dei profughi e dei migranti.
Cristo Buon Pastore, Re dell'universo e della storia, La confermi con ampie
effusioni del Suo Santo Spirito, perché Ella sia per la Chiesa e per il
mondo segno dell'amore di Dio, che è Padre di tutti. Il Signore benedica e
custodisca Vostra Santità e La conservi gioioso lavoratore nella sua vigna,
Grazie, Padre Santo!
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