Gerusalemme, 18 gennaio
2007 (Kath.Net/SIR) - Un forte e pressante invito ai fedeli
cattolici a tornare in pellegrinaggio in Terra Santa per visitare i
Luoghi di Cristo e incontrare le comunità di questa terra. A tutti viene
rivolta l’esortazione evangelica “Venite e vedete”. E' quanto contiene
il comunicato, diffuso poco fa a Gerusalemme, dei vescovi del
Coordinamento delle Conferenze episcopali a sostegno della Chiesa in
Terra Santa che oggi chiudono la loro settima visita di solidarietà in
Terra Santa. Nel documento i vescovi, provenienti da Canada, Inghilterra
e Galles, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Spagna, Svizzera e Stati
Uniti d'America, oltre al Consiglio delle conferenze episcopali europee
(Ccee) e alla Commissione degli episcopati dell'Unione Europea (Comece),
fanno un resoconto della visita iniziata lo scorso 11 gennaio.
Molti di noi hanno visitato Gaza ed incontrato la comunità cristiana
locale e i leader palestinesi e musulmani – si legge nel messaggio -
Siamo stati accolti con calore da persone che sperano in un futuro
migliore mentre vivono in povertà. Abbiamo visitato la Galilea, pregato
con quelle pietre vive che sono le comunità cristiane e fatto esperienza
di dialogo interreligioso”. Sulla presenza dei cristiani i vescovi
ribadiscono che “sono essenziali al raggiungimento della pace. Fanno
parte, anche se pochi, del popolo di Israele e dei Territori palestinesi
e i loro diritti devono essere garantiti con il riconoscimento di
uguaglianza e di sicurezza”. Il coordinamento chiede, inoltre, a Israele
di rendere possibile la ripresa del negoziato per l’accordo fondamentale
con la Santa Sede da cui dipende “la vitalità della Chiesa e delle sue
istituzioni come scuole, ospedali, case di riposo che offrono importanti
servizi a tutta la comunità”. Sul piano politico i presuli ribadiscono,
con le parole del Papa al corpo diplomatico dell’8 gennaio scorso, “il
diritto di Israele a vivere in pace nel suo Stato e quello dei
palestinesi ad avere una nazione libera e sovrana”. Concetti ribaditi
anche al vice premier Shimon Peres al quale è stato chiesto di diminuire
il numero dei check point e di versare ai palestinesi i proventi loro
dovuti delle tasse.
Il futuro dei popoli della Terra Santa passa per una pace giusta e
durevole. Per i vescovi è importante “costruire fiducia”: “la formazione
di uno Stato palestinese, che metterebbe fine all’occupazione, richiede
terre contigue e chiama in causa la costruzione della barriera di
separazione israeliana e l’espansione degli insediamenti in
Cisgiordania. I palestinesi hanno bisogno di libertà di movimento per
lavorare, visitare i familiari, andare a scuola e curarsi. Vanno
eliminate tutte le umiliazioni ai check points e ai confini e favorire i
ricongiungimenti familiari”. Ai palestinesi spetta, però, “trovare un
accordo tra le fazioni, così da negoziare una pace giusta. Eliminare la
violenza e riconoscere lo Stato di Israele aiuterà – secondo i vescovi –
a ricostruire la fiducia e l’apporto della comunità internazionale verso
l’Autorità palestinese”. A riguardo i presuli guardano con favore ad un
incontro prossimo tra il Segretario di Stato americano, Condoleeza Rice
e i premier Olmert e Abbas.