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Pratiche della devozione
La devozione alla Madonna è come un giardino ricco di aiuole fiorite. Ogni
aiuola ha fiori belli e profumati. I colori e le forme diverse di fiori
danno vaghezza d’incanto ad ogni aiuola e a tutto l’insieme del giardino.
Ogni aiuola è una pia pratica di amore alla
Madonna. Ce ne sono tante! Riferirle tutte è impossibile. Ci limitiamo a
quelle più importanti e più conosciute dai fedeli.
La consacrazione a Maria
È certamente la pratica d’amore più bella e più impegnativa. Proprio per
questo non si può farla con leggerezza, senza vera preparazione e molto
esercizio.
Con la consacrazione si vuole offrire tutto se
stesso alla Madonna, dipendendo in tutto e per tutto da Lei. Se è fatta come
si deve, la consacrazione comporta l’abbandono totale di sé fra le mani
della Madonna. Dal momento della consacrazione, Ella deve entrare nella vita
del consacrato per marianizzarla interamente.
Il consacrato deve arrivare a “vivere con Maria,
per Maria, in Maria”, come insegna S. Luigi di Montfort. Ma quanti sono
coloro che realmente fanno e vivono così la loro consacrazione mariana?
Ci sono due specie di consacrazione alla
Madonna:
1) La consacrazione semplice. È quella che si fa
in privato o in qualche pia associazione mariana (“Figlie di Maria”,
“Legione di Maria”, “Milizia dell’Immacolata”) e comporta una personale
dedizione alla Madonna, generosa e fervida nell’apostolato individuale.
A questo tipo di consacrazione appartengono
anche quella delle famiglie (tanto raccomandata da S. Gregorio), dei bambini
(anche prima che nascano), di una scuola, di un paese, di una nazione, ecc.
2) La consacrazione come “schiavo” di Maria, o
come sua “proprietà”, o come “vittima di olocausto” del suo amore.
La consacrazione come “ schiavo” è insegnata da
S. Luigi di Montfort ed esprime soprattutto il sacrificio della libertà per
vivere incatenato e dominato dall’amore della Madonna.
La consacrazione come “proprietà” è insegnata da
S. Massimiliano M. Kolbe, ed esprime soprattutto l’incondizionata perdita di
sè fra le mani dell’Immacolata come suo “strumento o cosa”.
La terza forma di consacrazione si ispira
all’offerta di S. Teresina come vittima dell’Amore misericordioso di Gesù,
ed esprime soprattutto l’immolazione totale di sè per Iddio come olocausto
dell’amore misericordioso di Maria.
Identiche nella sostanza, ognuna di queste forme
di consacrazione vuole far realizzare la devozione filiale alla Madonna in
modo più profondo e radicale; vuole farci mettere le radici nel Cuore di
Maria, con la certezza beatifica che “chi mette le radici in Maria viene
santificato” (S. Bonaventura). L’esperienza dei Santi ci assicura che è
proprio così.
Il Santo Rosario
La corona del Rosario è il vincolo più caro che ci unisce a Maria. Ci tiene
uniti a Lei con la soave ripetizione delle Ave Maria, mentre contempliamo la
Celeste Mamma con Gesù nei quindici quadri dei misteri gaudiosi, dolorosi e
gloriosi.
Il Rosario è una vera catena d’amore, è un
incontro d’amore, è una sosta d’amore in cui diciamo tante volte alla
Madonna: “Ti amo, Ti amo, Ti amo”. Tenere la corona in mano è come tenere la
mano della Madonna nella nostra mano, è come avere un fascio di rose da
offrire una per una alla dolcissima Mamma e Regina.
Il Rosario può essere recitato da tutti, sia dai
vecchi che dai bambini, dai dotti e dai semplici.
Alla recita del Rosario va bene qualunque tempo
e qualsiasi luogo. Fra gli esempi più vicini a noi, ricordiamo i tre
pastorelli di Fatima, Giacinta, Francesco e Lucia, umili e ardenti nella
recita di molti Rosari, al pascolo o in casa, da sani o da malati.
Ricordiamo il Servo di Dio P. Anselmo M. Trèves, che recitava Rosari ovunque
e ne recitava molti per “sfamarsi di Ave Maria” e per “seminare Ave Maria”
lungo tutte le strade. Ricordiamo anche il Servo di Dio Giacomino Gaglione,
con la corona del Rosario sempre al collo, segno visibile della sua
appassionata devozione. Ricordiamo, infine, il Servo di Dio Don Dolindo
Ruotolo con quella corona del Rosario perennemente fra le mani sia in Chiesa
che in casa, sia sul pulpito che per le strade...
Ogni luogo è buono per la recita del S. Rosario;
ma il luogo ideale è presso il S. Tabernacolo o davanti all’altare di Maria
Santissima Né va dimenticato che si guadagna l’indulgenza plenaria quando il
Rosario è recitato in Chiesa o in famiglia o in gruppo, purché si sia
confessati e comunicati.
Ogni occasione, ogni circostanza, ogni motivo è
buono per il S. Rosario. Va bene per le gioie o per i dolori, nei successi o
negli insuccessi, per la salute fisica o per quella spirituale, se si
vogliono grazie o se si vuol ringraziare, per la salvezza delle anime e per
la liberazione delle anime dal Purgatorio. Diceva bene Suor Lucia di Fatima:
“Dal momento che la Madonna ha dato importanza al Rosario, non c’è problema
materiale o spirituale, nazionale o internazionale che non si possa
risolvere”.
Per questo i Santi sono stati appassionati
amanti del Rosario. Sembrerebbe che non trovassero mezzo migliore per
esprimere la loro ardente devozione alla Madonna. Santi antichi e recenti,
da quando la Madonna donò il Rosario all’umanità, si sono adoperati non solo
a recitarlo, ma anche a farlo recitare con tutte le forze.
Pensiamo a S. Pasquale Baylon che costruiva
corone del Rosario con le sue mani, usando cordicelle su cui faceva i nodi
per le Ave Maria, e regalava le corone per invogliare altri alla recita.
S. Pompilio Pirrotti era così appassionato del
S. Rosario, che ne costruì da sè una quantità miracolosa. Si diceva,
infatti, che di notte lavorava con la Madonna a moltiplicare le corone del
S. Rosario da regalare, e qualcuno spiò dal buco della serratura questa
scena celeste.
L’ultima azione che il S. Curato d’Ars fece sul
letto di morte fu quella di donare un Rosario a una persona.
Dovremmo ricordare S. Alfonso de’ Liguori, S.
Antonio M. Claret, il Beato Bartolo Longo, e tanti altri. Ma ricordiamo
soprattutto P. Pio da Pietrelcina l’umile e grande cappuccino, che arrivava
a recitare ogni giorno più di cento corone del Rosario, che distribuì un
numero incalcolabile di Rosari ai fedeli, che ai figli spirituali lasciò il
Rosario come sua “eredità”, che prima della morte raccomandò ancora:
“Recitate sempre il Rosario”.
Dopo le raccomandazioni della Madonna a Lourdes
e a Fatima, dopo gli esempi di tanti Santi, prendiamo anche noi l’impegno di
trovare ogni giorno almeno un quarto d’ora (che cos’è un quarto d’ora?...)
per la recita di una corona. Sarà ogni giorno il quarto d’ora di amore alla
Madonna, il quarto d’ora di grazie per la nostra anima. Meglio ancora, poi,
se reciteremo il Rosario insieme ad altri, specialmente insieme alla
famiglia, come ha molto raccomandato il papa Paolo VI. Si vedrà allora tutta
la famiglia unita nell’amore alla Madonna, raccolta sotto il suo manto, come
era la famiglia della B. Anna Maria Taigi.
Infine, è preziosissima l’esortazione del papa
Paolo VI a collocare il Rosario accanto alla Liturgia, utilizzandolo, ad
esempio, come preparamento e ringraziamento alla S. Messa e alla Comunione.
Così faceva P. Pio da Pietrelcina, alzandosi in piena notte per prepararsi
alla S. Messa con la recita di molte corone.
E si pensi all’efficacia dei misteri dolorosi
come preparazione alla S. Messa, nella quale si rinnova tutta la Passione e
Morte di Gesù contemplata nel S. Rosario. Si pensi alla bellezza dei misteri
gaudiosi come ringraziamento alla S. Comunione: come la Madonna
all’Annunciazione, anche noi abbiamo Gesù fisicamente presente nella nostra
anima e nel nostro corpo, per tutta la durata dell’Ostia santa (ossia per
circa un quarto d’ora); come la Madonna, anche noi possiamo adorare in noi
stessi Gesù, Dio Incarnato; come la Madonna, anche noi possiamo portare Gesù
con noi, in casa e per le strade, fra gli uomini e negli ambienti di lavoro;
possiamo generarlo con gli atti di sacrificio, con gli esempi edificanti di
carità, di povertà, di pu- rezza angelica, di umiltà e distacco...
E insieme al Rosario, vanno raccomandate anche
le altre coroncine mariane, come quella dei Sette Gaudi e dei Sette Dolori,
che hanno nutrito la devozione ma- riana di molte anime elette.
I cinque e i quindici sabati
Sono due esercizi di pietà mariana molto cari al popolo. La devozione dei
primi cinque sabati del mese venne da Fatima, presentata da Lucia, la
veggente della Cova d’Iria. Fu un dono del Cuore Immacolato di Maria, che a
Fatima disse: “Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore
Immacolato; a chi l’abbraccerà prometto la salvezza”.
Questa devozione, però, aveva già diversi secoli
di vita. S. Matilde e S. Gertrude la coltivavano intensamente; S. Bernardino
da Siena ne fu predicatore ardente; e soprattutto S. Giovanni Eudes, nel
sec. XVII, ne fu in certo modo il padre e l’apostolo, componendo la Messa e
l’Ufficio del Cuore Immacolato di Maria, istituendo due famiglie religiose,
scrivendo il prezioso trattato: “Il Cuore ammirabile della SS. Madre di
Dio”.
A Fatima questa devozione ebbe il sigillo
pubblico della stessa B. Vergine, con tre note di maggior risalto: 1) il
culto al Cuore Immacolato di Maria è la devozione particolarmente adatta ai
nostri tempi; 2) esige riparazione delle offese fatte al Cuore Immacolato;
3) chiede la consacrazione del mondo intero al Cuore Immacolato.
Ricordiamo le parole che la Madonna di Fatima
disse a Lucia: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti
condurrà a Dio”. E ai tre fanciulli, dopo aver mostrato l’inferno, disse:
“Avete visto dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per la loro
salvezza Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato,
e se faranno quanto vi dirò molte anime si salveranno”.
Il 10 dicembre del 1925, ancora a Lucia di
Fatima, già suora, la Madonna disse ancora: “Guarda, figlia mia, il mio
Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni momento,
con le loro bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi e fa’
sapere al mondo che io prometto di assistere nell’ora della morte con le
grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel primo sabato di cinque
mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la S. Comunione, reciteranno
la terza parte del Rosario e mi terranno compagnia durante un quarto d’ora
meditando sui misteri del Rosario, con l’intenzione di farmi riparazione”.
Questo è il dono del Cuore Immacolato di
Maria. Facciamolo nostro. È un mezzo eccellente di filiale
riparazione al Cuore della nostra Mamma, e di sicuro rifugio per le nostre
anime.
La devozione dei quindici sabati ebbe nel Beato
Bartolo Longo il suo maggior apostolo. È una devozione che si ispira al S.
Rosario nella successione dei quindici misteri per quindici sabati, e vuole
preparare, in particolare, alle due feste del Rosario, il 7 ottobre e l’8
maggio (Madonna di Pompei). Per ogni sabato si richiede la Confessione e
Comunione e la recita di una corona del S. Rosario.
Questo esercizio di pietà mariana è stato
considerato molto salutare per le anime e per i corpi, perché spinge alla
contemplazione e all’imitazione della B. Vergine nei misteri del Rosario,
perché avvicina ai SS. Sacramenti, perché ottiene segnalate grazie anche di
ordine temporale.
Le “tre Ave Maria”
La preghiera mariana indiscutibilmente più preziosa nella Chiesa è l’Ave
Maria. È la preghiera dell’Angelo (Ave Maria, piena di grazia, il Signore è
con te), la preghiera di S. Elisabetta (Tu sei benedetta fra le donne e
benedetto è il frutto del tuo seno), la preghiera della Chiesa (Santa Maria,
ecc...). È certamente la preghiera più bella dopo il Padre nostro, la più
gradita alla Madonna, com’Ella stessa rivelò a S. Matilde.
I Santi hanno stimato l’Ave Maria come preghiera
che mette in fuga i demoni, che arreca gioia agli Angeli, che dona gloria
alla SS. Trinità, che fa esultare il Cuore di Maria: “Rallegrati, o Piena di
grazia...”.
S. Luigi Grignion diceva che il segno
immancabile della vera devozione mariana è l’amore all’Ave Maria. Difatti, i
veri devoti considerano l’Ave Maria la preghiera più cara e più espressiva
del loro amore alla Madonna. Non è forse bello pensare che con ogni Ave
Maria si dà un bacio alla divina Mamma?
Del resto, sappiamo che non ci si rivolge mai
invano alla Madonna, specie se con le parole che Dio stesso le fece
rivolgere dall’Angelo, che lo Spirito Santo ispirò a S. Elisabetta e alla S.
Chiesa. Per questo dovremmo tenerci alla pia usanza di raccomandarci alla
preghiera degli altri chiedendo un’Ave Maria per noi. Ha un grande valore.
Una volta S. Giuseppe Cafasso diede un libro
sulla Madonna a una persona. Questa gli chiese il prezzo del libro. Il Santo
rispose: “Un’Ave Maria”. Com’è possibile! Solo un’Ave Maria? - esclamò la
donna, sorpresa. “Perché, è forse poco un’Ave Maria? - riprese il Santo -
Sappiate che S. Teresa in un’apparizione una volta disse: Se potessi tornare
sulla terra per acquistare il merito di un’Ave Maria, lo farei subito”.
La devozione delle “Tre Ave Maria” è legata
appunto al culto e al valore dell’Ave Maria. Questa pia pratica risale a S.
Matilde che la ricevette dalla Madonna. La Santa si angustiava per la sua
eterna salvezza e pregava la SS. Vergine di assisterla in punto di morte. La
Madonna la rassicurò, dicendole: “Sì, lo farò! Ma desidero, da parte tua,
che mi reciti ogni giorno tre Ave Maria, ricordando con la prima il potere
ricevuto dall’Eterno Padre, con la seconda la sapienza ricevuta dal Figlio,
con la terza l’amore di cui mi ha ricolmato lo Spirito Santo”.
È una pratica mariana e trinitaria insieme. La
Madonna viene presentata quale capolavoro della SS. Trinità. Che cosa non
potrà ottenerci Ella dal Cuore di Dio Uno e Trino?
S. Leonardo da Porto Maurizio, S. Alfonso de’
Liguori, S. Antonio M. Claret furono i maggiori propagatori di questa pia
pratica, benedetta anche dai Sommi Pontefici. Ai nostri tempi, anche S.
Massimiliano M. Kolbe e il Ven.le P. Pio da Pietrelcina la raccomandavano
molto. Il Servo di Dio Don Dolindo Ruotolo esortava a recitare le tre Ave
Maria con le braccia in croce perché “la Madonna si commuove quando la
preghiamo così e non può non ascoltarci”.
Un esercizio di pietà lungo e complicato può
costare. Ma che cosa è più semplice della recita di “Tre Ave Maria”? Non ci
vuole neppure un minuto di tempo! E sarebbe tanto bello iniziare e
concludere la giornata con la recita delle “Tre Ave Maria”: significherebbe
offrire alla Madonna il giorno e la notte, il lavoro e il riposo, i
sacrifici e il ristoro. Vogliamo farlo anche noi?...
L’Angelus Domini
Un’altra preghiera, che è un piccolo capolavoro, è l’Angelus Domini
(l’Angelo del Signore).
Tre volte al giorno la Chiesa ci invita a
ricordare il mistero ineffabile dell’Incarnazione compiutosi in Maria per la
nostra salvezza. L’Incarnazione del Verbo fu evento supremo anzitutto per la
Beata Vergine. In Lei Dio e l’umanità si ricomposero in unità iniziando la
seconda èra per il genere umano: l’èra della Redenzione universale.
La recita dell’Angelus ci unisce ogni volta a
Maria che si riempie di Dio con la sua umiltà, con la sua verginità, con la
sua perfetta ubbidienza. E anche noi con l’Angelus possiamo renderci
gioiosamente partecipi delle virtù e dei sentimenti celesti dell’Immacolata.
Per una più profonda unione, è eccellente l’uso di rinnovare la Comunione
Spirituale con Maria, così da trovarci pieni di Gesù come lo fu Ella.
Anche su questo punto la devozione dei Santi è
stata commovente. S. Bonaventura iniziò questa pia pratica facendo suonare
ogni sera la campana della Chiesa per ricordare il celeste evento.
Poi si suonò tre volte al giorno, e S. Vincenzo
de’ Paoli, S. Giovanni Battista De Rossi S. Leonardo da Porto Maurizio, S.
Alfonso de’ Liguori, ecc... tre volte al giorno cadevano in ginocchio per
recitare la bella preghiera con grande trasporto.
Quando S. Alfonso de’ Liguori, da vecchio,
divenne sordo, pregò di essere avvisato al suono dell’Angelus. Anche se si
trovava per strada, al primo tocco dell’Angelus, egli si inginocchiava
subito per recitarlo. E chi può dire quanta edificazione desse un Vescovo
così devoto?
S. Pio X, anche nelle udienze, sia pubbliche che
private, appena udiva i rintocchi dell’Angelus, interrompeva la
conversazione, si alzava, si scopriva il capo, e pregava. E il Sommo
Pontefice Paolo VI ha reso pubblica la sua recita dell’Angelus domenicale, a
mezzogiorno, dalla finestra di Piazza S. Pietro, con la partecipazione di
molti pellegrini.
Anche S. Giuseppe Moscati, un medico di valore,
al suono dell’Angelus si segnava, e se si trovava in ospedale o durante le
visite mediche, invitava i presenti a recitare con lui l’Angelus!
La B. Anna Maria Taigi, madre di famiglia, era
innamorata di questa preghiera, e la recitava ogni giorno con trasporto
insieme alla famiglia.
L’angelico S. Domenico Savio già all’età di
quattro anni non aveva bisogno che qualcuno gli ricordasse la recita
dell’Angelus. Era un vero angioletto sempre puntuale e fedele!
E chi non ricorda la recita dell’Angelus del
Ven.le P. Pio da Pietrelcina? Quanta devozione esprimeva nel volto, nella
voce, in quelle mani piagate raccolte in preghiera! E noi, invece?...
La medaglia miracolosa
S. Paolo ha scritto che Dio sceglie le cose umili e deboli per confondere
quelle grandi e forti (1 Cor 1,28) .
La Madonna donò la medaglia a S. Caterina
Labouré, e da allora le grazie furono tali e tante, che la medaglia meritò
giustamente l’appellativo di “miracolosa”.
L’amore dei Santi a questa medaglina è stato
veramente grande. Portarla al collo, baciarla e ribaciarla, raccomandarla
agli altri, farsene apostoli, è stato comune a Santi celebri e meno celebri.
Ricordiamo qualche esempio.
S. Caterina Labouré fu ardente propagatrice
della medaglia miracolosa. Anche durante le rovine e le stragi della
rivoluzione in Francia, ella curava i feriti, avvicinava soldati, parlava
con persone di ogni specie: a tutti immancabilmente offriva la medaglia
miracolosa quale pegno di grazia.
S. Teresina fin da piccola si rivelò ingegnosa
apostola della medaglia miracolosa. C’era in casa sua una domestica
incredula che non voleva sentir parlare di religione; ebbene, la piccola
Teresa tanto fece che riuscì a farle prendere la medaglia miracolosa con la
promessa di portarla al collo fino alla morte. In un’altra occasione, stando
gli operai a far lavori in casa, la piccola Teresa si industriava a mettere
la medaglia miracolosa nelle tasche delle loro giacche appese.
S. Massimiliano M. Kolbe è stato forse il
massimo valorizzatore della medaglia miracolosa. Al suo vasto movimento
mariano, la Milizia dell’Immacolata, egli affidò l’impegno particolare di
“diffondere la medaglia miracolosa”; e tutti i membri della Milizia del
l’Immacolata hanno l’obbligo di portare indosso la medaglia miracolosa.
Per S. Massimiliano le medaglie miracolose erano
celesti “munizioni” e “proiettili” che fanno penetrare di forza la grazia
nei cuori. Un episodio significativo gli accadde durante il ricovero nel
sanatorio di Zakopane. Eccone la narrazione presa dalla sua
vita: “Quando P. Kolbe si trovava a Zakopane fece la conoscenza
di un certo intellettuale.
Ad ogni incontro lo pregava: “Signore, si
confessi”. Ma quegli soleva rispondere: “Nulla da fare, Reverendo, la
rispetto, Padre, ma non andrò a confes-sarmi; forse un’altra volta”. Dopo
alcune settimane, questo signore, prima di partire, venne da P. Kolbe per
accomiatarsi. Le ultime parole di P. Massimiliano furono: “Signore, vada a
confessarsi...”. “La prego, Reverendo, non ho tempo, devo andare in fretta
alla stazione”.
“Allora accetti almeno questa medaglia
miracolosa”.
Il signore accettò per cortesia la medaglietta e
si recò subito alla stazione ferroviaria. Intanto P. Massimiliano cadde in
ginocchio per implorare dall’Immacolata la conversione dell’ostinato.
Oh, meraviglia! Dopo un istante qualcuno bussa
alla porta ed entra il medesimo signore che aveva tanta fretta di prendere
il treno. Sin dalla soglia esclama: “Padre, la prego di confessarmi””.
E chi non ricorda la conversione dell’ebreo
incredulo Alfonso Ratisbonne a Roma? Ma è impossibile enumerare le grazie
ottenute dalla medaglia miracolosa.
È più utile piuttosto imparare dai Santi, e
particolarmente da S. Massimiliano, come industriarsi a seminare le medaglie
miracolose dappertutto, regalandole direttamente alle persone o lasciandole
a bella posta nei negozi, sui treni, negli uffici. Sempre fornito di queste
piccole mine, quando S. Massimiliano non poteva fare altro per l’Immacolata,
affidava a loro l’incarico di aprire qualche breccia nei cuori per far
penetrare in tutti la Madonna.
Neppure a noi dovrebbe costare amare la medaglia
miracolosa, portarla indosso, e utilizzarla come mezzo di apostolato
mariano.
A volte noi ci preoccupiamo di che cosa fare per
la Madonna. Ebbene, perché non fare apostolato mariano servendoci di un
mezzo così semplice come la medaglia miracolosa, che può essere regalata o
seminata dappertutto? Seguiamo gli esempi edificanti di S. Caterina Labouré,
di S. Teresina, di S. Massimiliano Kolbe, e di molti altri Santi. Anche P.
Pio da Pietrelcina aveva sempre le tasche rifornite di medaglie miracolose.
Chi visita la sua cella, può veder un tavolinetto su cui c’è un pugno di
medagline miracolose trovate nelle tasche di P. Pio alla sua morte.
Facciamo anche noi come i Santi.
Lo scapolare mariano
Un altro mezzo di grazia è lo scapolare o abitino della Madonna. Sono
diversi gli scapolari mariani. Il più noto e il più diffuso è certamente lo
scapolare della Madonna del Carmine.
Da S. Simone Stock (1250), che lo ricevette in
una apparizione della Madonna, lo scapolare del Carmine ha avuto una
diffusione che i secoli non hanno mai fermato.
Lo scapolare è un pegno di Maria Santissima
simboleggia l’abito della Madonna che deve rivestire l’anima dei suoi
devoti, perché non possano essere condannati all’inferno. In più, dona anche
l’assicurazione di essere liberati dal Purgatorio nel primo sabato dopo la
morte, o almeno quanto prima, purché recitino ogni giorno il Piccolo Ufficio
della B. Vergine, o facciano astinenza dalla carne il mercoledì, venerdì e
sabato, oppure si facciano assegnare dal Confessore qualche preghiera
giornaliera in sostituzione.
Ricordiamo l’angelico S. Gabriele
dell’Addolorata che nel suo “Credo mariano”, scritto col suo sangue, diceva:
“Credo... come prometteste al papa Giovanni XXII, che agli ascritti al
Carmine, nel sabato dopo la morte, sarebbero liberati dal Purgatorio”.
Questa devozione dello scapolare è stata sempre
raccomandata dalla Chiesa, e con tale insistenza da risultare seconda
soltanto al Rosario. Sommi Pontefici e Santi l’hanno amata e l’hanno fatta
amare, perché è molto semplice e insieme molto ricca di contenuto
soprannaturale .
Lo scapolare portato addosso è un richiamo
costante d’amore e di abbandono alla bontà della Celeste Madre. Se è portato
con fedeltà, è un vero pegno di eternità offerto a tutti gli uomini. Non per
nulla a Fatima, il 13 ottobre del 1917, l’ultima apparizione che ebbero i
tre pastorelli fu quella della Madonna del Carmine con lo scapolare in mano.
Cerchiamo di conoscere e di far nostra anche
questa devozione. La Madonna vuole ricoprire tutti i suoi figli del suo
celeste manto. Lo scapolare è il segno sensibile di questo manto materno che
ci ricopre. E chi si troverà sotto il manto di Maria non potrà mai perire.
Il sabato a Maria
Un giorno alla settimana dedicato alla Madonna viene incontro al bisogno di
offrire alla Celeste Mamma qualcosa di particolare nel corso di ogni
settimana.
La Chiesa ha sempre avvertito questo bisogno e
lo ha soddisfatto dando al sabato un posto speciale nella liturgia con la
celebrazione settimanale della Messa e dell’Ufficio in onore della
Beatissima Vergine.
L’esperienza di parecchi secoli ha collaudato
questa devozione amata e santificata dal popolo cristiano, e particolarmente
dai Santi.
Sappiamo che il culto del “sabato a Maria” ha
avuto devoti di grande santità, come una S. Caterina da Siena, un S.
Francesco di Sales, un S. Alfonso de’ Liguori, per fare solo qualche nome.
E tale caratteristica mariana del sabato ha
accompagnato i Santi anche nelle loro esperienze mistiche più alte. S. Gemma
Galgani, ogni sabato, a differenza degli altri giorni, aveva l’estasi
mariana. Questo era diventato per lei un fatto così normale, che talvolta si
accorgeva di essere in giorno di sabato solo all’apparizione della Madonna
nell’estasi.
Sull’esempio dei Santi, sforziamoci anche noi di
amare particolarmente il sabato come “dì di Maria” (così lo chiamava S.
Caterina da Siena). Santifichiamolo anche noi con particolari preghiere,
specialmente con la recita del Rosario (possibilmente intero di quindici
poste). Non facciamo mancare qualche sacrificio personale (ad esempio,
l’astinenza dalla frutta o dalla carne, o dal fumo...).
Facciamo altri atti di venerazione a nostra
scelta: ad esempio, il compiere un’azione importante, prendere una
decisione, celebrare un evento particolare, o altro, sempre di sabato. S.
Luigi Grignion, da giovane, ogni sabato andava a fare la S. Comunione in una
chiesa della Madonna, per devozione verso di Lei. Quello che è certo è
questo: la Madonna è più contenta e dona speciali grazie in questo giorno a
Lei particolarmente consacrato.
Maggio e ottobre a Maria
Ugualmente, nei due mesi mariani di maggio e di ottobre, se vogliamo imitare
i veri devoti della Madonna, non dobbiamo mancare di associarci alla
speciale venerazione che la Chiesa rivolge alla Celeste Madre.
L’offerta di due mesi interi, vuole esprimere
l’abbondanza dell’amore che va in cerca anche di tempi lunghi per effondersi
con maggiore continuità di affetti e di preghiera.
Inutile accennare agli esempi dei Santi e alle
loro esortazioni a celebrare questi due mesi mariani con grande fervore.
Essi li consideravano due mesi d’oro per donare rigoglio alla devozione
mariana con la frequenza alle funzioni di tutto il mese di maggio e con il
particolare impegno della recita del S. Rosario intero per il mese di
ottobre.
S. Massimiliano M. Kolbe scriveva apposta al
fratello per ricordargli il mese di maggio; gli inviava libretti utili per
ogni giorno del bel mese; gli infondeva grandi speranze di frutti
consolantissimi.
Il Beato Bartolo Longo fu instancabile fino alla
morte nell’esortare a santificare il mese di ottobre come mese del Rosario,
il mese della preghiera mariana per eccellenza
È indubbio che questi due mesi sono mesi di
grazia. La Mediatrice di tutte le grazie è sollecitata da tanta preghiera
che sale dalla terra e non può lasciare inascoltata la voce di chi confida
in Lei, di chi le rivolge suppliche, di chi le offre fioretti per un mese
intero.
Il Ven.le P. Pio da Pietrelcina scriveva al suo
Padre spirituale: “Ecco finalmente tornato il mese della bella Mammina...
Questa cara Mammina seguita a prestarmi amorosamente le sue materne cure,
specialmente in questo mese”.
Se si è fedeli, in questi due mesi si possono
ottenere dalla Madonna grazie anche straordinarie, per sè e per gli altri.
Soprattutto, non mancheranno le grazie spirituali di illuminazione, di
ripresa, di crescita interiore, di conforti celesti che solo la divina Madre
sa dare.
Nel mese di maggio, fragrante di primavera, si
può approfondire la conoscenza della Madonna con l’ascolto delle prediche
mariane che di solito si tengono nelle chiese, o con personali meditazioni
sulle ineffabili grandezze di Maria. “Sì, Padre mio - scriveva ancora P. Pio
- questo bel mese come predica bene le dolcezze e la bellezza di Maria”.
Nel mese di ottobre si può approfondire l’unione
amorosa con la Madonna nella recita devota di più Rosari, e si contribuisce
alla grande intenzione missionaria che la Chiesa propone in tale mese per la
salvezza di tutte le anime, mediante Colei che è la Mediatrice universale
della salvezza.
Atto di consacrazione
all'Immacolata
di S. Massimiliano M. Kolbe
O Immacolata Regina del cielo e della terra, rifugio dei peccatori e Madre
nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l’economia della Sua
misericordia, ai Vostri piedi santissimi mi prostro io misero peccatore
supplicandoVi di accettare tutto l’essere mio come cosa e proprietà Vostra.
A Voi, o Madre, offro tutte le facoltà
dell’anima mia e del mio corpo, e nelle Vostre mani santissime rimetto la
mia vita, la mia morte, la mia eternità, affinché d’ora in poi disponiate di
tutto il mio essere come a Voi piace. Disponete di me, Vergine Immacolata,
come volete per conseguire quello che è stato scritto di Voi: “Essa ti
schiaccerà il capo”, e: “Tutte le eresie per Te sono state vinte nel mondo”.
Fate che nelle Vostre mani purissime e
misericordiosissime io sia strumento adatto a farVi conoscere ed amare da
tante anime tiepide e fuorviate, e accrescete così, quanto più è possibile,
lo stuolo dei Vostri veri ammiratori ed amanti affinché si estenda in ogni
luogo il Regno del Cuore Sacratissimo di Gesù.
Tanto farò, SS.ma Madre Immacolata, solamente
col Vostro aiuto, perché dove siete Voi con la Vostra grazia, ivi soltanto
si può effettuare la conversione e la santificazione delle anime, ivi
soltanto si potrà stabilire il dolce Regno del Sacratissimo Cuore di Gesù.
Amen.
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